Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Una guerra in nome di Cristo

leave a comment »

La rivolta dei fanatici Cristeros

La ferma e forte spinta anticlericale assunta dai rivoluzionari durante la rivoluzione si può spiegare con la tendenza degli oppressi a vedere nella chiesa la perfetta alleata dei regimi padronali. La chiesa difendeva e tuttora difende le posizioni economiche e politiche contrarie all’interesse di tutti. In effetti durante la rivoluzione la chiesa sopravvalutò la sua presa sulle masse, su circa quindici milioni di messicani quattordici erano meticci o indios: cattolici – certo – ma solo di nome, nient’altro. Per loro la questione religiosa – di fatto – non esisteva, tanto che erano pronti ad espellere i preti pur continuando a portare mazzi di fiori all’altare dei santi preferiti.
L’inizio delle ostilità coincise più o meno con la ripubblicazione della veemente protesta che il clero aveva formulato già nel 1917 contro la costituzione, nella quale c’erano articoli contrari all’ingerenza del clero nella politica e dove si diceva che l’ingerenza ecclesiastica poteva ledere la libertà religiosa e individuale dei cittadini. Di fronte a questa ripubblicazione il governo rispose con la messa in atto degli articoli costituzionali che, fino a quel momento, erano stati lasciati da parte: duecento tra suore e preti stranieri furono espulsi dal paese, scuole ed asili cattolici furono chiusi e ai preti rimasti s’impose di farsi registrare presso le autorità locali. In risposta a questa palese sottomissione al potere civile i vescovi entrarono in sciopero (sì, proprio uno sciopero ecclesiastico) e sospesero tutte le funzioni religiose. Il primo agosto del 1926, per la prima volta dopo lo sbarco di Cortés, nessun servizio religioso fu celebrato in Messico.
Ben più degli indifferenti indios, i creoli (discendenti dei coloni spagnoli e francesi) accorsero in difesa del povero clero messo di fatto quasi fuorilegge. Negli stati occidentali si formarono dei gruppi di ribelli che si diedero il nome di “Cristeros” e si diedero alla macchia, poi iniziarono a bruciare le scuole governative e a commettere atti di vandalismo. Nell’aprile del 1927 alcuni di loro fecero saltare con la dinamite un treno ammazzando un centinaio di viaggiatori e, a quel punto, il governo inviò i generali. I generali però sono generali, e quando iniziano ad ammazzare ammazzano con gusto e fantasia, fino a commettere atrocità ben peggiori di coloro che sono chiamati a fermare. Nella guerriglia esaltavano il loro istinto omicida, di rapina, trascurando le bande dei Cristeros. Famelici, pronti a tutto, si diedero al furto, alla spoliazione e alla fucilazione di ricchi cattolici con i pretesti più disparati. La chiesa messicana declinò qualsiasi responsabilità, dichiarando che i sacerdoti rifugiati nelle lande non reclutavano cittadini per ingrossare le file dei cristeros ma erano lì unicamente come cappellani; per tutta risposta il governo deportò sei vescovi oltre la frontiera, nel territorio texano e ordinò di fare terra bruciata nello stato di Jalisco: sessantamila contadini furono strappati alle loro case e ammucchiati in veri e propri campi di concentramento, poi i governativi bruciarono tutto ciò che non era asportabile.
Tre anni durò questa che fu una vera e propria guerra, poi grazie all’inviato americano Morrow, si provò a ristabilire la pace. Due dei vescovi esiliati rientrarono segretamente in Messico per trattare e il nuovo presidente promise loro che il governo avrebbe rispettato l’autonomia della chiesa  e che l’insegnamento religioso che era stato proibito nelle scuole primarie poteva riprendere nelle parrocchie. Dopo tre anni di silenzio i rintocchi delle campane annunciarono nuovamente la messa; anche i cristeros deposero le armi.
Il clero si dichiarò comunque vinto: accettò l’ordinamento culturale sancito dalla costituzione, ovvero l’uguaglianza dei culti; la nazionalizzazione degli edifici religiosi, il divieto di creare ordini monastici e di far propaganda antigovernativa nonché l’accettazione della laicità d’insegnamento nelle scuole private.
Si era nel ’29, qualcosa pare sia cambiata.

Nella foto:
Un ufficiale parla alla truppa dal pulpito di una chiesa requisita dal governo Calles

Annunci

Written by Ezio

22 dicembre 2009 a 12:17

Pubblicato su Senza Categoria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: