Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Roque

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Miguel Màrmol è stato capace di morire e rinascere troppe volte, e ad ogni rinascita rinasceva con lui lo spirito guerrigliero della vita precedente, quantunque fosse durata. Roque Dalton è stato in questo una sorta di figlio o nipote: poeta, artista della vita della morte e della rinascita. Per ben due volte s’è salvato dalla condanna a morte tramite fucilazione: in una cadde il governo e in un’altra il muro, grazie ad un terremoto tanto improvviso quanto benedetto. Si è salvato dagli aguzzini che l’hanno torturato, lasciandolo color dell’ebano ma comunque vivo. Si è salvato dai poliziotti che l’hanno inseguito, che gli hanno dato la caccia coi cani e coi fucili. Si è salvato da una scrofa infuriata e dalle sassate dei tifosi e si è salvato soprattutto dai mariti cornuti e assetati di vendetta, ché lui amava i letti già caldi. È un uomo e un poeta che preferisce prendersi in giro e prendere in giro gli altri, perché prendersi sul serio non è cosa tanto seria. Così vivendo si è salvato dalla retorica e dalla solennità, dall’imponenza e dalla pomposità, nonché da tutte quelle pericolose malattie capaci di contagiare la poesia politica. Così vivendo si salva da tutto ma non dai compagni; sono proprio questi a condannarlo, per delitto di difformità. Bisognava stargli vicino, molto vicino, per centrarlo con una pallottola.

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Written by Ezio

17 dicembre 2009 a 18:54

Pubblicato su Senza Categoria

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