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Le armi

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Le rivoluzioni a carattere popolare, come quella messicana, si trovano sempre davanti un esercito costituito legalmente. In genere l’esercito rivoluzionario è costituito da insorti il cui armamento è invece di una varietà sconcertante; un po’ perché le armi sono di difficile acquisizione poiché costose, un po’ perché la guerra civile, più che ad uno scontro frontale, limita le sue azioni ad una guerriglia sì su vasta scala ma costituita da azioni veloci, del tipo “mordi e fuggi!” Diaz aveva messo al centro della sua politica la costruzione di uno Stato moderno ed efficiente soprattutto sul piano economico e militare. In quegli anni non ci fu esercito al mondo che non adottò il fucile a ripetizione, di piccolo calibro, con l’otturatore scorrevole. Il più diffuso fu il tedesco Mauser, il cui primo modello risale al 1871. Nei primi anni del ‘900 fu adottato dall’esercito turco, tedesco, argentino, spagnolo, svedese, serbo e portoghese. Il Mauser modello 1898 fu anche l’arma dell’esercito messicano. I suoi caricatori a lamina contenevano cinque colpi, con una portata massima di circa due chilometri. C’era anche il moschetto, adottato dalla cavalleria e dai corpi speciali, sul quale si poteva montare la baionetta. I rurales (polizia delle campagne) possedevano un armamento paragonabile a quello di un cow-boy delle praterie americane: pistola a tamburo e carabina da sella. Contro un esercito governativo così armato i rivoluzionari insorsero con tutte le armi che era possibile procurasi, nei modi più disparati e da ogni fonte possibile. La principale era costituita dai commercianti clandestini (oggi si vedono costretti a vendere cd sulle bancarelle) che agivano nella zona di confine con gli Stati Uniti: la zona del border, il turbolento punto d’incontro tra avventurieri e fuorilegge delle due nazioni che si trovava tra monti e deserti, in cui difficilmente la polizia si inoltrava. Lì il commercio di armi era fiorente.Armi americane. Le grandi industrie come la Colt, la Winchester, la Remington, la Smith & Wesson, avevano stabilito nella seconda metà del diciannovesimo secolo il primato sulla produzione di armi di ogni genere, ed era assai logico che a questa produzione si rivolgessero gli avventurieri nella necessità di armarsi. Pancho Villa, quando dovette procurare armi al suo esercito, si rivolse ai commercianti del border, e sembra che pagò con mandrie requisite ai messicani sostenitori della reazione. Dalla frontiera arrivavano insomma le armi che già avevano fatto la storia del West. La Colt Frontier: una sei colpi dalla grande robustezza, ottima e con poca necessità di manutenzione. Il Winchester nei modelli degli anni ’66, ’73 e ’86: caricamento a leva e serbatoio da ben quindici colpi. Poi altri modelli di Colt e Smith & Wesson, tutte armi comunque ben conosciute dai messicani. Un’altra arma che appare nelle mani degli insorti è il Remington, un fucile ad un solo colpo che fu – prima dell’avvento definitivo del sistema a ripetizione – l’arma più diffusa nel mondo, adottata anche dalle bande di liberazione abissine durante l’infame periodo dell’invasione coloniale da parte italiana. Anche lo stesso Zapata e le sue truppe erano equipaggiate con un armamento stile cow-boy: Colt alla cintura e Winchester alla sella. Ma poiché dovevano assumere un carattere militare si erano dotate anche di sciabola nonché di una sorta di divise arrivate pure quelle dagli Stati Uniti. Zapata e le sue truppe non si fecero mancare neanche dei cannoni da campagna da 75. La prima cosa che si saccheggiava al nemico abbattuto era il suo fucile, e per le munizioni ci si ingegnava a ricaricare le cartucce sparate. All’inizio della rivoluzione ci furono addirittura uomini armati con archi e frecce: erano indiani Yaquis che poi, in seguito, abbandonarono la loro silenziosa ma certamente poco efficace arma per munirsi anche loro di carabine. Tra le armi pesanti le artiglierie non furono molto usate, mentre ebbe un largo impiego la mitragliatrice Maxim, capace sì di sparare seicento colpi al minuto ma con l’inconveniente di essere raffreddata ad acqua. La canna era cioè contenuta all’interno di un manicotto dove veniva fatta passare dell’acqua per raffreddarla. Il largo uso fu da parte delle truppe governative contro la cavalleria dei rivoluzionari.

Nelle foto: Uno zapatista rastrella i Winchester dei caduti e la mitragliatrice Maxim usata contro la cavalleria di Villa

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Written by Ezio

17 novembre 2009 a 16:59

Pubblicato su Senza Categoria

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