Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Samba

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sambaRio de Janeiro 1939

Il Brasile è Dio e Dio è brasiliano. Ari Barroso, parlando della musica patriottica, annuncia che il samba sta conquistando il carnevale di Rio. Però il samba che conquista il carnevale non offre pregi e virtù del paradiso che dista due passi dal tropico del capricorno. Le parole sono subdole ed esaltano la vita vagabonda, la vita malandrina delle strade, del viaggio e dell’ozio; e disprezzano il lavoro e la polizia e la povertà e la miseria. Il lavoro è per gli insensati, perché nessun operaio potrà mai abitare nella casa che con le sue mani ha costruito. Il samba è il ritmo dei negri, è il canto col quale questi evocano gli dèi delle favelas: i re del carnevale. La borghesia lo guarda con diffidenza e disprezzo  perché è negro, povero, sudicio e perché è nato nei rifugi dei braccati tanto veloci da sottrarsi alla frusta e al piombo e tanto furbi da sottrarsi al fiuto dei cani. Però il samba fa vibrare le gambe e rallegra l’anima, e quando suona… suona e ti prende. Dentro. Così, al suo ritmo, la terra e l’intero universo respirano assieme, fino ed oltre il mercoledì delle ceneri. Respirano per tutto il tempo della festa che trasforma in re ogni salariato e in atleta ogni infermo. Che trasforma in gioia la tristezza e in piacere il disgusto.

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Written by Ezio

13 novembre 2009 a 15:08

Pubblicato su Senza Categoria

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