Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Purgatorio

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È il mio dolore che mi parla (come le voci in un manicomio o l’amico immaginario di un bambino) e mi rammenta che io sono reale e ancora umano. Ha un modo di arrivare giù dentro il mio stomaco e sradicare il veleno della contesa come si sradicherebbero vecchie erbacce che deturpano uno splendido giardino. Ma talvolta può tormentarmi con le memorie del mio passato proiettando la mia vita davanti agli occhi come su uno schermo gigante, ed io indosso occhiali tridimensionali. Poi ancora può farmi trasalire e infondere adrenalina nelle vene pompando la vita dentro e fuori dal cuore. Sì, il mio dolore può fare questo! Posso sentire il dolore perforante, come la luce nella notte, mai diventare contaminato e sempre Infinito. Vengo sottratto dal mio corpo e condotto a percepire il dolore delle epoche dal Vietnam alla rivolta dei Watts facendo esperienza dei morti che vogliono vivere e dei vivi che vogliono morire. Posso lealmente dire che io non sono un essere umano che sperimenta la spiritualità, ma uno spirito che sperimenta questa terribile tomba di carne che chiamiamo corpo? Perché mentre io resto qui e combatto per vivere in realtà sto combattendo per morire in ogni caso – giusto? Così, perché lottare o persino chiamare tutto questo lotta? Perché in una lotta tu speri di vincere, ma questa battaglia è già stata vinta, così dice il Creatore: “Egli assorbirà la morte nella vittoria ed asciugherà le lacrime da ogni volto.” ” Egli riscatterà la mia anima dal potere della tomba; perché Egli mi accoglierà”. Ma cosa è il dolore del braccio della morte? È paralizzato e vuoto? È niente e una cosa ferma come una bolla prigioniera in un cubo di ghiaccio in attesa che il tempo la disciolga e la estingua?
Ve lo dirò io com’è. È come sabbia mobile – una volta che ci sei, ci sei! Non lottare per uscire, perché quando lotti tu penetri solo più e più in profondità nell’abisso. Così davvero tutto ciò che puoi fare è sperare. Spera che qualcuno passi di lì e ti tiri fuori. Il mio dolore sta guardando questa clessidra e guarda la mia sabbia esaurirsi! Ma non c’è nessuno là a capovolgerla e cominciare di nuovo. Sono sicuro comunque di una cosa: qualcuno continua a capovolgere la clessidra del dolore, perché lei continua a versare, versare, versare e versare.

(Kennett Eugene Foster Jr)

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Written by Ezio

26 ottobre 2009 a 16:31

Pubblicato su Senza Categoria

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