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L’esecuzione di Madero

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V.HPochi giorni dopo il tradimento, il diciotto febbraio, Huerta portava a compimento la sua opera. Il ventidue dello stesso mese le sue guardie del corpo prelevavano il presidente deposto e il suo vice Suarez dalle prigioni dei sotterranei del palazzo nazionale, dove erano stati rinchiusi dopo il colpo d stato, e li caricavano su due carrozze trainate da cavalli, dicendo loro che sarebbero stati trasferiti nella prigione di Città del Messico in attesa di un regolare processo. Ovviamente i vigliacchi mentono sempre, tanto che si trattava giustappunto di un tranello organizzato dallo stesso Huerta per eliminare i due leaders in modo pulito. Due giorni prima l’ambasciatore americano Wilson aveva detto che le buone tradizioni diplomatiche tra America e Messico non gli permettevano di intromettersi negli affari interni di quest’ultimo, per cui non poteva muovere e comunque non avrebbe mosso un dito per salvare il presidente. Tutto ciò lo disse alla moglie di Madero che, pur di salvare la vita del marito, era andata a supplicare l’intervento dell’ambasciatore. Alla periferia di Città del Messico le due carrozze che portavano Madero e Suarez, nonché un paio di scherani di Huerta, furono attaccate da una banda di uomini a cavallo. Il giorno successivo il giornali scrissero che si era trattato di una aggressione di elementi ex porfiristi decisi ad ammazzare l’uomo che aveva scalzato il vecchio dittatore. La realtà era ovviamente diversa. Ci fu una sparatoria assai breve e alla fine si constatò che nessuno della scorta né degli aggressori era rimasto sul campo o ferito, solo Madero e Suarez risultarono morti, col cranio sfondato a causa dei colpi inferti col calcio dei fucili.
Così finì la vita del piccolo apostolo della rivoluzione, piccolo di statura ma grande nell’animo. Colui che dopo aver suscitato la speranza delle masse popolari era ripiegato su posizioni più moderate, quasi conservative, favorendo in tal modo la riscossa delle forze più reazionarie. Il Messico, dopo la breve meteora di Madero, conservava così irrisolti i problemi che avevano fatto accendere il cerino da cui scaturì l’incendio della rivoluzione. Huerta aveva allora sessantuno anni, era un uomo alto, magro, ossuto e col cranio completamente rasato, con gli zigomi sporgenti dell’indio e gli occhi feroci e freddi del dittatore nascosti dietro gli occhiali. Non smise mai l’uniforme da generale che amava riempire di decorazioni guadagnate massacrando i sui stessi compatrioti. Dopo l’assassinio di Madero consolidò subito il suo trono: si liberò del concorrente Felix Diaz spedendolo a Washington grazie ad una missione speciale organizzata da Wilson, da dove il nipote del vecchio Porfirio non tornò più. Poi iniziò a fucilare i maderisti e gli oppositori. Tra il marzo e l’ottobre del 1913 fece ammazzare non meno di 150 tra uomini politici e deputati, sindacalisti e sostenitori di Madero. Tra gli altri fece fucilare il senatore cattolico Dominguez e il glorioso capo partigiano, Gonzalez, iniziatore della rivolta del novembre del 1910. Nell’ottobre del ’13 Huerta sciolse con un atto di forza la camera dei deputati e il senato, arrestando i quasi cento parlamentari che ancora lo costituivano dopo l’epurazione antimaderista. I capi degli Stati e delle province periferiche che Madero aveva nominato, prendendoli tra le file dei rivoluzionari della prima ora, erano già stati rimossi e sostituiti coi generali fedeli al nuovo dittatore, oppure che avevano tradito. Orozco fu uno di questi: uno dei più gloriosi compagni di Madero, passato poi all’opposizione di sinistra, si affrettò da buon ultimo a passare dalla parte di Huerta, ma anche lui fece una pessima fine. Fu mandato nel sud a combattere in nome del regime i partigiani di Zapata, che non gli passava neanche per la testa di smobilitare e deporre le armi, ma fu fatto prigioniero e fucilato. Huerta, l’uomo che nei disegni dell’ambasciatore americano e dell’America stessa, nonché dei grandi proprietari terrieri, avrebbe dovuto (ri)portare l’ordine nel paese, lo gettava nel caos più profondo.

Nella foto: Victoriano Huerta

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Written by Ezio

8 ottobre 2009 a 18:20

Pubblicato su Senza Categoria

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