Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Intervallo

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Silvio Berlusconi brutto, sporco, unto, piduista, puttaniere, mafioso, presidente, signore, galante, bandana, consiglio, camera, senato, lettone, arcore, certosa, milan e pure calcio dopo potassio e prima di scandio!

Grazie fin da ora per tutto ciò che saprai restituire, “gùgol”, ché dopo tre mesi di silenzio ho un gran bisogno di far sapere a tutti cosa penso del premier e della politica.
D’altra parte l’intervallo è stato lungo.

Tre mesi, e torno a scrivere qualcosa iniziando dalla fine, da quella sera passata in uno dei tanti mercati della carne, dove si rassicuravano i pazienti che no, non sarebbero stati denunciati. La persona (la persona, non il paziente, stronzi!) che avevo accompagnato è italiana e non è stata denunciata, ma avrebbe volentieri barattato una denuncia e tre mesi di galera per una diagnosi diversa. “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, frase di una canzone di Andrea Parodi dalla quale non riesco a staccarmi, che non riesce a stancarmi. Si sta e si continua a stare, puntando gli occhi in alto, verso l’infinito, il tempo, il sogno.
E l’infinito, il tempo, il sogno, stanno nella “Memoria del fuoco”, di Eduardo Galeano.

La libertà:

È da un pezzo che si sono spenti i latrati della muta e le trombe dei cacciatori di schiavi. Il fuggiasco attraversa il campo di stoppie, erbacce più alte di lui, e corre verso il fiume.
Si butta nell’erba, bocconi, le braccia aperte, le gambe aperte. Ode complici voci di grilli e cicale e ranocchie. “Non sono una cosa. La mia storia non è la storia delle cose.” Bacia la terra, la morde. “Ho tolto il piede dalla trappola. Non sono una cosa.” Preme il corpo nudo contro la terra bagnata dalla guazza e ascolta il rumore delle piantine che trafiggono la terra, vogliose di nascere. È pazzo di fame e per la prima volta la fame gli dà allegria. Ha il corpo tutto pieno di ferite ma non le sente. Si gira verso il cielo, come per abbracciarlo. La luna sale e risplende e lo colpisce, violenti colpi di luce, sferzate di luce della luna piena e delle stelle succose; si alza e cerca l’orientamento.
Verso la selva, ora. Verso i grandi ventagli verdi, ora.
Anche tu vai a Palmares? – Domanda il fuggiasco alla formica che gli cammina sul palmo della mano, e le chiede: – Guidami.

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Written by Ezio

3 ottobre 2009 a 21:45

Pubblicato su Senza Categoria

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