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La decade messicana

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Decade Verso la fine del 1912 le forze della reazione messicana decisero che era arrivato il momento di Liberarsi di Madero, per tornare ai vecchi sistemi porfiristi. La destra messicana era alla ricerca di un uomo forte del tutto nuovo e pensò di averlo trovato nel generale Felix Diaz. Già, proprio il nipote del vecchio dittatore che Madero aveva lasciato in libertà, in un impeto di generosità, a Veracruz. La sommossa dei neo-porfiristi scoppiò il 16 ottobre, ma venne rapidamente sconfitta dalle truppe fedeli a Madero. L’umanitarismo però, ebbe ancora una volta il sopravvento, e Felix Diaz venne risparmiato assieme ai suoi accoliti reazionari, da Reyes a Zarate  a Orgaz. Da quel momento iniziò una feroce campagna di stampa contro Madero, alimentata dai proprietari di miniere e dai grandi proprietari terrieri che la prima fase della rivoluzione aveva avuto la debolezza di non espropriare e non cacciare dal paese. Dietro le quinte, a finanziare la campagna di stampa, c’era probabilmente l’ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, Herry Wilson, legato agli interessi delle compagnie petrolifere americane che temevano la nazionalizzazione dei loro impianti; nonché reazionario lui stesso. I giornali di Città Del Messico incitavano apertamente alla rivolta contro un presidente troppo democratico, a tal punto che il governo dovette sequestrare per un certo periodo numerosi quotidiani. Era il dicembre del 1912. Come accade ancora oggi gruppi armati di estrema destra si andavano organizzando alla luce del sole. Madero, maledettamente troppo umanitario, non faceva nulla per reagire alla tempesta in arrivo. Debole, incerto, circondato da spie e delatori, si preoccupava solo della minaccia che arrivava da sinistra: Zapata e Orozco che non avevano deposto le armi alla fine della prima rivoluzione. Così, nel febbraio del 1913, gli appelli all’insurrezione antidemocratica sfociarono nell’azione armata. Un oscuro generale della guarnigione della capitale fu il primo a muoversi (c’è da dire che si era nel tempo in cui ci si alzava la mattina come soldato semplice, alle 12 si era minimo già sergente e spesso alle 21 si indossavano i gradi di generale. A mezzanotte, spesso, si tornava soldato semplice o si veniva fucilati!), a nome Mondragòn, alla testa di duemila persone andò a rimettere in libertà Felix Diaz e Reyes e poi partirono all’attacco del Palazzo Nazionale. Ovviamente la guardia reagì e, nel breve scontro, Reyes perse la vita e Felix Diaz si andò a rinchiudere nel forte La Ciudadela. Madero, sorpreso da questi avvenimenti, chiamò in aiuto i cadetti della scuola militare e affidò il comando nientemeno che a Victoriano Huerta, colui che di lì a poco andrà ad instaurare un regime più perfido e violento di quello instaurato Da Porfirio Diaz. Infatti Huerta era un generale che funzionava bene nel reprimere le rivolte dei contadini, ma covava l’idea del tradimento già da un po’ di tempo, d’accordo con la destra reazionaria. Cominciò così una lunga battaglia sulle strade, coi cannoni che sparavano nelle piazze di Città Del Messico. Una lunga decade di sangue. Madero, di fatto, era condannato. Ci sono documenti che chiariscono come Huerta, il fido, aveva già preso contatto con l’ambasciatore americano e coi capi ribelli. Il 17 febbraio si presentò a Madero nel Palazzo Nazionale e gli annunciò col sorriso sulle labbra che l’indomani tutto sarebbe finito. Madero e il suo vice, Suarez, si ritirano nelle loro stanze, tranquilli e ottimisti. Nel corso della notte Huerta fece il suo colpo: all’alba arrestò personalmente sia Madero che Suarez e si autoproclamò nuovo presidente della repubblica, anche se a titolo provvisorio. Ovviamente l’ambasciatore Wilson riconobbe immediatamente la nuova carica, e l’apostolo (così i democratici messicani chiamavano Madero) fu incatenato e buttato negli scantinati del palazzo. La rivolta fece nella capitale oltre duemila morti e oltre seimila feriti. La città era semidistrutta e gli stessi maderisti erano ormai troppo stanchi per la lotta. Huerta, falso come tutti i dittatori, assicura che il suo predecessore sarà lasciato libero di andarsene verso il nord. La controrivoluzione di Huerta assicura al Messico qualche momento di tranquillità, anche se la resistenza dei moti rivoluzionari non potrà che rafforzarsi, soprattutto da parte degli zapatisti. Victoriano, dal canto suo, mette subito felix Diaz contro Mondragòn, e così facendo li neutralizza entrambi, restando di fatto padrone assoluto.

Con la sua assunzione al potere e con la personalità che si ritrova Huerta porterà il Messico sull’orlo del baratro, egli infatti è solo un soldato (soldataccio) di ventura, bruto nonché alcolizzato. Anche lui indio nel senso di mezzosangue, crudele e con pochissima considerazione della vita degli altri. Scrisse un osservatore statunitense: “Il popolo Messicano è appassionato, ostinato, misterioso e indisciplinato, bisognoso perciò del pugno di ferro di un tiranno.”
In effetti il pugno di ferro sarà terribile.

Nella foto:
Durante la decade, il Palazzo Nazionale difeso dai fedeli di Madero.

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Written by Ezio

14 maggio 2009 a 19:40

Pubblicato su Senza Categoria

2 Risposte

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  1. “Chi fa la rivoluzione a metà, si scava la fossa con le sue proprie mani” Saint-Just

    salud

    Franco Senia

    14 maggio 2009 at 19:46

  2. Niente di più vero.

    buonavita

    Ezio

    14 maggio 2009 at 19:54


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