Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Ponza

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p1010134p1010091p1010063A parte che l’isola fu terra di confino e che è provincia di Latina, altro non conoscevo della storia di Ponza. Google mi racconta che l’isola era probabilmente abitata già in epoca romana e, forse, anche nel periodo neolitico, visti alcuni residui della lavorazione dell’ossidiana ritrovati all’inizio del secolo scorso. Un residente da sei anni racconta che durante l’inverno gli abitanti non superano le milleduecento unità mentre nei mesi di luglio e agosto l’isola si popola fino a raggiungere le dodicimila persone. Oltre agli splendidi panorami di rocce a picco sul mare e tunnel e grotte subacquee visibili anche dalla terraferma e il colore giallo dei fiori di ginestra di questo periodo quello che più colpisce, appena vi si mette piede, è la totale mancanza di tegole o coppi: i tetti sono guglie o scivoli colorati di bianco, come gran parte delle case. In due giorni ho visto un solo gatto (levre de cuppi: sarà per questo che gli amici felini non si vedono?) che, poverino, aveva al collo un campanaccio grosso come quelli delle mucche sui pascoli di montagna. I cani invece sbucano da ogni dove. Cantieri ovunque nei mesi che precedono il grande afflusso turistico, sia al porto sia all’interno dell’isola che, mi dicono, ha smesso da anni di vivere di pesca accentuando il turismo. Piccole barche infilate ovunque, tra i piccoli vigneti o parcheggiate nei piccoli giardini, qualcuna finanche sui tetti, in attesa di essere caricate e messe in mare con l’arrivo del caldo, magari per essere affittate ai turisti visto che spiagge, nell’accezione comune del termine, non ce ne sono. In poco meno di due giorni sono riuscito a visitarla quasi tutta, con l’aiuto dei piccoli autobus i cui conducenti fanno anche da accompagnatori turistici, nel senso che sono sempre pronti a rispondere alle domande più varie sui luoghi che si sono visitati e su quelli che si intende visitare. Peccato per aver mancato di vedere le piscine naturali, che si trovano nella parte nord, a causa del maltempo che ci ha costretti ad anticipare la partenza di quattro ore. Settanta minuti per andare e duecentosessanta per tornare, sballottati fra le onde col povero aliscafo che non poteva alzarsi a causa del forte vento e di un mare così mosso che sembrava volerci ingoiare ad ogni ondata.
Che piacere, alla fine, poggiare i piedi sulla terraferma.p1010145

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Written by Ezio

29 aprile 2009 a 21:47

Pubblicato su Senza Categoria

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