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Serdàn

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serdanIn occidente poco è conosciuto il cognome Serdàn.
Nonostante rivolte locali e piccoli incidenti fossero seguiti per tutta l’estate del 1910 tra insorti e truppe porfiriste, negli stati dello dello Yucatàn e del Sinaloa, l’episodio che (non) scatenò la rivoluzione messicana fu la battaglia di casa Serdàn, nella città di Puebla. Aguiles Serdàn e la sua famiglia vennero interamente massacrati dalle truppe porfiriste, e questi vengono considerati come i primi martiri della rivoluzione. Aguiles, nel breve periodo di vita del partito Costituzionale Progressista, si era messo in luce come uno dei maggiori sostenitori di Madero, e dopo la prigionia e la successiva ritirata del piccolo capo rivoluzionario negli Stati Uniti era costantemente tenuto sotto osservazione dalla polizia di Porfirio Diaz. Nonostante tutto Aguiles si adoperava perché il sollevamento potesse partire nella data stabilita. Il 18 novembre del 1910 il dittatore decise che era ora di farla finita. Un reparto di polizia si presentò a Puebla, alla porta del suo palazzo, con l’intenzione di perquisirlo. Serdàn gli rifiutò l’ingresso e allorché il poliziotti tornarono scortati da un reparto federale decise di resistere con la forza. Il palazzo era pieno di armi immagazzinate in previsione della imminente rivoluzione progettata per due giorni dopo, e al suo interno c’era l’intera famiglia: lui, le donne, e anche alcuni amici. Ci fu una battaglia che durò più di quattro ore, durante le quali caddero tutti i componenti della famiglia e gli amici. Quando le truppe federali fecero irruzione all’interno non trovarono il corpo di Aguiles, che s’era nascosto in un rifugio sperando di poter fuggire più tardi, per riunirsi a Madero. Per un giorno intero il ribelle restò nel rifugio, poi, sentita una certa calma, uscì per cercare di riguadagnare la libertà. C’era quasi riuscito, ma fu visto da uno dei soldati che ancora “stagnavano” nel palazzo proprio mentre attraversava il cortile. Un paio di colpi di fucile lo freddarono. La battaglia era finita, i maderisti locali massacrati. Due giorni dopo Gonzalez e Villa davano comunque inizio alle prime operazioni rivoluzionarie mentre dagli Stati Uniti Madero spendeva tutto il suo patrimonio per l’acquisto di armi e munizioni da spedire in patria. L’opinione pubblica americana iniziava ad interessarsi a Madero. Il governo statunitense evitava di porre ostacoli alla sua azione rivoluzionaria. Il destino di Porfirio Diaz era di fatto affidato alla punta delle baionette.

Nella foto:

Aguiles Serdàn

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Written by Ezio

8 aprile 2009 a 22:12

Pubblicato su Senza Categoria

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