Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Giuseppe Garibaldi

with 6 comments

peppinoIn Messico Peppino Arrivò nel ’09, proveniente da San Francisco, per lavorare come ingegnere nelle miniere d’oro e d’argento di Chihuahua e nel Sonora. Cinque anni prima egli aveva già preso parte in Venezuela (fedele ad una tradizione di famiglia) ad una sollevazione armata contro il dittatore Castro. Era naturale quindi che allo scoppio dei primi moti insurrezionali contro Diaz Peppino (Giuseppe) abbandonasse l’impiego e i guadagni per accorrere a battersi, come sempre, in difesa degli oppressi. Nei primi giorni del febbraio del 1910 passa la frontiera con degli Stati Uniti e raggiunge il campo di Orozco, capo della prima formazione maderista. Peppino ha trentuno anni ma già una solida esperienza della guerriglia. Eppure Orozco, un meticcio fiero e diffidente, rifiuta il braccio che gli viene offerto. Chi é questo Josè Garibaldi? E perché un europeo, un italiano, dovrebbe farsi ammazzare per i peones se non ha qualche oscuro disegno? Josè non si scoraggia. Rientra in Messico, in pochi mesi mette su una banda, sui monti della Sierra Madre, di 84 uomini, e con uno Stato Maggiore di sette giovani messicani, tra cui il ventiduenne fratello del futuro presidente, invita Francisco Madero a passare all’azione.
L’esule Madero sa che sulla sua testa pende una taglia di diecimila dollari, tuttavia si lascia convincere dall’irruente italiano, e assume il comando dell’esercito rivoluzionario portando a Garibaldi, dopo averlo nominato Capo di Stato Maggiore, 21 carri di armi e munizioni acquistate nel Texas. Ora la rivoluzione è in grado di attaccare, e quando le forze congiunte di Orozco, Gonzales e Pancho Villa muovono all’assalto di Ciudad Juarez, all’alba del 9 maggio dell’11, è Josè che coordina le operazione dei guerriglieri. Due giorni dopo il generale Navarro chiede la resa. Gli insorti occupano la città, Navarro è prigioniero di guerra. Tra Garibaldi e Villa (che rifiutava di prendere ordini da gringo) esplode perciò il contrasto, soprattutto dopo che Villa, sobillato da Orozco, fa fucilare Navarro. Per ricomporre il dissidio dovrà intervenire personalmente Madero. Finita la prima fase della rivoluzione in trionfo, Garibaldi andò a New York per partire poi per l’Europa. Nel febbraio del ’12 lo raggiunse un telegramma di Madero: Orozco, il compagno e alleato di ieri, era insorto contro Madero propugnando il ritorno di Porfirio Diaz. Peppino non esita e torna subito in Messico, e col grado di generale di brigata e una sessantina di altri italiani partecipa alla vittoriosa campagna contro Orozco. Poi se ne torna alle miniere di Herrero e ai pozzi di Tampico.
Considera finita la sua missione in Messico: lo aspettano, due anni dopo, i campi delle Argonne.

Liberamente (ma non troppo) tratto da un vecchio articolo di Ezio Garibaldi

Nella foto:
Peppino, a destra, accanto a Pancho Villa. Da sinistra Pascual Orozco e il maggiore Braniff

Annunci

Written by Ezio

24 marzo 2009 a 16:59

Pubblicato su Senza Categoria

6 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. E tutto codesto dopo la sua morte, avvenuta nel 1882!?!
    Prodigioso!!!! :-)

    salud

    Franco Senia

    24 marzo 2009 at 17:40

  2. Morto nel 1882??? Scherzi vero? L’eroe dei due mondi, come dimostro nell’articolo, è immortale! Ora si nasconde tra i mushaidin! :-)

    buonavita

    Ezio

    24 marzo 2009 at 18:29

  3. Certo, mi rendo conto!
    E chi altro c’è nella combriccola degli zombie?
    Perché non l’avrai mica lasciato da solo … ?

    salud

    Franco Senia

    24 marzo 2009 at 18:32

  4. Tanto la parola nipote non ce la metto!

    buonavita

    Ezio

    24 marzo 2009 at 18:40

  5. Eppure era proprio il nipote, questo Giuseppe Garibaldi, figlio di Ricciotti, lui stesso 4° figlio del più noto Generale Giuseppe Garibaldi e della prima moglie Ana Maria Ribeiro. Era nato in Australia nel 1879 e morì a Roma nel 1950. Ma come mai il racconto, ben riassunto, va a finire sotto ” Casa Collins ” che non c’entra con il Messico? ( ne ho scritto io la prefazione). Forse semplice questione di disposizione? Gradirei entrare in contatto con uno specialista della questione G.Garibadi in Messico, sulla quale sto scrivendo.

    Garibaldi Jallet Annita

    3 maggio 2009 at 17:38

  6. A quanto pare è una conferma… diretta. D’altra parte la tradizione di dare ai nipoti il nome dei nonni continua ancor oggi, almeno in Italia.
    In ogni caso lo specialista non sono io: il post è, come scritto alla fine, solo il riassunto di un vecchio articolo di suo fratello Ezio, che ebbi modo di leggere qualche tempo fa. Quello che non capisco è il riferimento a “Casa Collins”, che nel breve racconto non è menzionato. Il libro non l’ho letto, ma, a questo punto, stimola non poco la mia curiosità.

    Ezio

    3 maggio 2009 at 18:45


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: