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Palabras en el viento

Interrogativi

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“Vediamo la morte davanti a noi e invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata.”

(Seneca)

Poco tempo fa una donna americana è vissuta sdraiata su un lettino con una pompa meccanica extracorporea che pompava sangue nelle sue vene, per più di cinque mesi. Qual è il confine tra la vita e la morte e cos’è la vita? Me lo chiedo (me lo chiedo e non me lo chiedo, come ha scritto un amico che non vedo da un po’ di tempo). Immagino un polmone artificiale in grado di ossigenare il sangue pompatogli dentro da una pompa elettromeccanica e poi spinto ad ossigenare le cellule all’interno di un corpo inerte: si è vivi? E per quanto tempo? Magari tra un po’ lo sarà all’infinito? La vita è circolazione sanguigna o interazione con la realtà che la circonda? Non ho risposta, solo propensione ad accettare un’ipotesi meglio dell’altra. Ieri sera per la prima volta mi son fermato a guardare lo zoo di porta a porta, aspettavo un argomento diverso e un collegamento dalla Francia con un paio di persone che conosco e stimo, ma evidentemente ciò che è successo a Udine ha fatto cambiare idea e scaletta al conduttore. Mi son messo ad origliare la necrosi delle parole fredde e distaccate con cui i commensali intervenuti cercavano di delineare quel confine evanescente tra vita e morte, con fare impudico di fronte ad una persona da diciassette anni immersa suo malgrado in uno stato di non vita o non morte (cogliete la differenza e scegliete pure, se vi va!); un tecnicismo vergognoso intriso di politica, burocrazia ed etica da quattro soldi.
Non mi sono vergognato per loro!
La malattia – qualunque sia la causa – quando colpisce impone un cambiamento epocale alla propria vita nonché a quella delle persone che ti amano e ti stanno intorno, e se riesci a mantenere consapevolezza di quel che accade non puoi non accorgerti del distacco con cui vieni trattato e della degradante umiliazione dello stato in cui ti vieni a trovare. L’attesa lungo una corsia o nella sala d’aspetto, magari seduti su una sedia a rotelle e coperti solo da un lenzuolo, ad aspettare mani altrui che entreranno a manipolare il tuo corpo, a infilarci dentro tubi o aghi, non possono non mettere ansia, paura, eludere il rispetto, porre su piani diversi medico e (im)paziente. E lo stesso, o quasi, per chi fuori aspetta.
Eluana non ha dovuto sopportare tale umiliazione, ma trovo assai degradante l’etica personale di chi afferma senza pudore che la vita sia un diritto e non uno stato della materia  in grado di interagire col mondo circostante. Non può soffrire né interagire e quindi si può manipolare fino a renderla cavia, oppure soffre senza interagire e alla sua sofferenza si oppone la freddezza politica e tecnica degli addetti ai lavori. È viva ma non può vivere, ingabbiata e stuprata da diciassette anni da un’etica assurda e vergognosa che il tempo non mancherà di spazzare via.

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Written by Ezio

4 febbraio 2009 a 18:39

Pubblicato su Senza Categoria

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