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Palabras en el viento

La terra promessa

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messicoAlle origini, prima della conquista spagnola, il Messico più che una nazione era un continente, dal punto di vista storico e geografico. E gli aztechi che ne dominano il territorio altro non sono che un popolo di nomadi guerrieri che cerca di “mettere radici”. Approfittando di ciò che resta dell’antichissima civiltà Maya sottomettono Toltechi e Zapotechi e le altre piccole popolazioni e instaurano un regime coloniale privo di ideologie. L’unità dello stato è sempre fittizia nel colonialismo, e usi, costumi e credenze religiose nascono da innesti e compromessi  ogni volta successivi. Il colonialismo spagnolo fu ben più terrificante, a partire dal 1519, poiché arriva da un continente diverso e usi e costumi del luogo vengono stravolti e in più si instaura una nuova e sconosciuta politica e una nuova e sconosciuta religione. Si instaura sì su un vecchio regime coloniale, senza mancare di genocidio, ma l’impatto è così devastante che qualcuno l’ha definito una forma di supercolonialismo.

Così Galeano racconta un’antica leggenda:

Nudi, miserabili, insonni, camminarono notte e giorno per più di due secoli. Andavano in cerca del luogo dove la terra si stende tra canne e giunchi. Varie volte si smarrirono, si dispersero e si ricongiunsero. Sballottati tra i venti, si trascinarono allacciandosi gli uni agli altri, colpendosi, spingendosi; caddero per la fame e si alzarono e nuovamente caddero e si rialzarono. Nella regione dei vulcani, dove non cresce l’erba, mangiarono carne di rettili.
Avevano con sé lo stendardo e il manto del Dio che aveva parlato ai sacerdoti durante il sonno e aveva promesso un regno d’oro e piume di quetzal: Assoggetterete da mare a mare tutti i popoli e le città, aveva annunciato il Dio, e non sarà per sortilegio ma per coraggio del cuore e il valore delle braccia.
Quandosi affacciarono sulla laguna splendente, sotto il sole di mezzogiorno, gli Aztechi piansero per la prima volta. Eccola la piccola isola di fango: sopra il fico d’india, alta sui giunchi e sulle erbacce, l’aquila stendeva le sue ali.
Nel vederli arrivare, l’aquila abbassò la testa. Quei paria, ammassati sulla riva della laguna, sudici, tremanti, erano gli eletti, quelli che in tempi remoti erano nati dalla bocca degli dei.
Huitzilopochtli diede loro il benvenuto:
Questo è il luogo del nostro riposo e della nostra grandezza – risuonò la voce – Ordino che si chiami Tecnochtitlàn la città che sarà regina e signora di tutte le altre. Messico è qui.

(Eduardo Galeano)

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Written by Ezio

16 gennaio 2009 a 18:31

Pubblicato su Senza Categoria

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