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Palabras en el viento

A colpi di fortuna

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manetteLa storia delle scoperte che hanno modellato e incanalato l’umanità verso quelli che sono diventati i nostri tempi si compone di anni di studio meticoloso e colpi di fortuna inaspettati. Oggi fare una radiografia è una prassi semplice e assai comune come comune è maneggiare un pneumatico o tingere un vestito e non stupirsi della durata, ma dietro la scoperta (ad esempio) della radioattività dell’uranio si nasconde uno scenario particolare che riguarda un cassetto chiuso e il tempo meteorologico. Direi che con la concezione odierna del mercato globale molte scoperte casuali che potrebbero diventare in futuro assai utili vengono cestinate dopo pochi minuti, perché ritenute inutili ai fini del profitto e perché ritenute utili per l’uomo ma dannose per il mercato stesso. In fondo anche l’uomo è merce, anche se deve sottostare a leggi diverse dalle altre merci per ciò che riguarda gli spostamenti tra un territorio e l’altro. Più che altro, però, mi preme sottolineare come tutto ciò che riguardi la ricerca scientifica sia oggi finalizzato al profitto, e di come la ricerca e la tecnica applicata, nelle esclusive mani del mercato, ponga più problemi di quanti ne risolva.

Dopo la scoperta dei raggi X avvenuta nel 1895, molti scienziati furono spinti allo studio di queste radiazioni tanto nuove quanto penetranti. Il francese Henri Bequerel – figlio d’arte il cui padre si era occupato della fluorescenza, che è il fenomeno per cui certe sostanze emettono radiazione visibile dopo essere state esposte all’ultravioletto presente nei raggi solari, e che si era interessato particolarmente al solfato di potassio il cui composto contiene un atomo di uranio – si chiese se la fluorescenza emessa da questa sostanza contenesse raggi X. Dunque collocò il composto di solfato su una lastra fotografica racchiusa in un cartoccio di carta nera. Poiché la luce solare non poteva penetrare attraverso la carta nera essa non avrebbe impressionato la lastra, ma se la fluorescenza eccitata da tale luce avesse contenuto raggi X questi avrebbero attraversato la carta impressionando la pellicola. L’esperimento sembrò avere esito positivo ma la scienza ha sempre bisogno di conferme. Poi intervenne un periodo di tempo nuvoloso e piogge e Bequerel infilò in un cassetto le sue lastre ancora cosparse di qualche pizzico di solfato, e se ne dimenticò per giorni. Quando riprese le lastre decise comunque di svilupparle, nonostante non fossero state esposte a luce diretta, e con gioia indescrivibile le trovò completamente annerite. Aveva scoperto la radioattività dell’uranio.

Colombo scoprì che gli indigeni giocavano con palle ricavate da un liquido vegetale solidificato (poi dicono che il gioco del calcio l’hanno invento gli inglesi…) e nel corso della lunga invasione ad opera degli europei nelle Americhe alcuni portarono in Europa questa sorta di materiale plastico in grado anche di cancellare i segni di matita. Il problema era che questo materiale diventava troppo morbido e appiccicoso vicino a fonti di calore mentre un clima freddo lo induriva fino a farlo diventare inutilizzabile per qualsiasi scopo. Poi, ad un Americano di nome Charles Goodyear che non sapeva niente di chimica, gli capitò di inciampare mentre tratteneva una miscela di gomma e zolfo in un recipiente e questa gli cadde su un fornello bollente; la raschiò via velocemente ma ormai il danno era fatto, tanto che scoprì che ciò che aveva raschiato restava morbido ed elastico a qualsiasi temperatura…

All’inizio del ‘900 l’unica cura per la malaria era data dal chinino, sostanza naturale ma non abbondante e quindi si cercava di sintetizzarla per averne in gran quantità e a poco prezzo (il mercato, sempre il mercato che già c’era, anche se c’era ancora la possibilità “di sposar gli elementi e farli reagire”, magari in uno scantinato freddo e buio). Un ragazzo appena diciottenne, Henry Perkin, cercò di sintetizzarlo usando un derivato del catrame di carbon fossile, tra i tanti miscugli che fece non ottenne ovviamente il chinino ma si trovò per le mani la tintura per abiti e divenne ricco di lì a pochi anni.

Tre casi fortunati dove la ricerca è ridotta allo stato di mera curiosità, dove nessuno ti paga per studiare e trovare quello per cui sei pagato e nient’altro. Oggi l’establishment scientifico culturale taglierebbe prima lo stipendio e poi le gambe e, se ciò non dovesse bastare, pure la testa.

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Written by Ezio

2 dicembre 2008 a 18:08

Pubblicato su Senza Categoria

5 Risposte

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  1. ezio, non so se codesta tua prolificità sia effetto di una caduta dal ponte precedente, spiaccicandoti contro il cemento armato …
    … ma devo informarti che – com è documentato da quell’opera scientifica che è il film “l’arcidiavolo” con Vittorio Gassman, il gioco del calcio venne inventato nella Firenze de’ Medici.
    Tanto ti dovevo. :-)

    salud

    Franco Senia

    2 dicembre 2008 at 19:21

  2. Sì, ma a Firenze si giocava con una palla di calcio, non da calcio, percui, essendo questo un elemento metallico il gioco in essere non può essere classificato sport. E i fiorentini dovevano per forza avere un piede rotto, a questo punto!
    buonavita

    Ezio

    2 dicembre 2008 at 19:29

  3. non facevi prima a dire che non hai visto nemmeno quello, film?
    E poi, dovresti sapere che, per esempio, una palla d’acciao, a fronte di una superficie che stesse al’acciaio come la pietra sta alla gomma, rimbalzerebbe meglio e assai di più, di una palla di gomma.

    salud

    Franco Senia

    2 dicembre 2008 at 19:34

  4. Vabbè, il fatto che non l’abbia visto è sottinteso come è sottinteso il fatto che una palla di pietra rimbalza meglio di una di gomma e di una d’acciaio se la sua massa rispetta la legge gravitazionale che dice che essa decresce col quadrato della distanza e quindi più la palla è distante e più rimbalza.
    buonavita

    Ezio

    2 dicembre 2008 at 19:44

  5. ahem… non si tratta di gravità, bensì del fatto che una palla d’acciaio si deforma e riacquista la sua forma originaria molto più velocemente di una palla di gomma ….
    …. ma guarda te se mi dovevo incasinare in un discorso di tal fatta ….
    e poi non sapevo che non si potessero rispettare le leggi … della fisica.
    Quasi quasi, sai che fò? la violo anch’io, la legge gravitazionale!

    salud

    Franco Senia

    2 dicembre 2008 at 19:50


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