Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Archive for novembre 2008

Descrizioni

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La Luna si rifletteva nelle pupille del presidente. Se gli avessero chiesto chi era Enrico Mattei, avrebbe risposto: l’Italia.
La Luna si mosse nelle pupille al muoversi delle pupille. Poi si cancellò. Dentro le pupille avanzarono le fiamme, e le sciolsero. L’esplosione era avvenuta.
Ci fu un tonfo, una lunghissima sequenza di atti brevi molto lenti. Lui sorrise come un dolce addio. Entrava nella sostanza buia e luminosa e molto dolce che aveva pensato essere l’Italia. Il cranio si aprì, e per un attimo vide fiori sbocciare, fu tutta una fragranza.  Il caldo si esaurì, una folata, poi venne il gelo numinoso delle nuvole in tumulto, attraversato mentre già un braccio si allontanava da lui, e la mano dal braccio, e il tronco spalancato soffriggeva aprendosi. Metà della testa si allontanò in un risucchio, improvvisamente ci fu un rimorso, l’ultimo senso, come se il centesimo traditore non avesse trovato il teschio su cui inciampare, poi ancora ci fu tranquillità, la serena sicurezza che sarebbe comunque inciampato e morto, e l’altra metà della testa continuava a cadere in verticale, a piombo, e vide le campagne oscure del pavese, zuppe di pioggia pesante, avvicinarsi, percepì lo stormire degli alberi e pensava “Italia Italia Italia Italia”, finché si vide fuori di sé e il cielo prese di colpo a sorridere come sorrideva lui, una smorfia franca che traforava il tempo, emergendo da ere dietro dimenticate.

Nel nome di Ishmael
Giuseppe Genna

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Written by Ezio

29 novembre 2008 at 18:14

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Educazione sessuale

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es

Written by Ezio

29 novembre 2008 at 18:13

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Parole prese in prestito

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miriam-makeba“Dannato è l’angelo mio che tenta di volare,
mai vi riesce,
dolorosamente cade.
L’angelo mio è condannato ad aver le ali.”

(Sabrina Priolo)

Written by Ezio

10 novembre 2008 at 22:35

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Semplificando

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mantide41Non mi capita mai di copiare su questo blog cose che trovo in rete, quello che scrivo è sempre il risultato di letture vecchie o nuove ricavate da libri che custodisco gelosamente o il risultato di piccole esperienze di vita quotidiana “appuntate” negli occhi o passate tra incudine martello e staffa. Quando mi capita di “lasciar parlare” un’immagine, invece, è solo perché ritengo che essa sia in grado di raccontare ben più e assai meglio delle parole, almeno in quel momento.
Dunque la storiella che segue l’ho trovata in rete, e non linko nulla perché si trova in tutte le salse se si “gùgla” un po’.

Controbattere ad un economista non è poi così difficile… (pare)

Sul molo di un piccolo villaggio messicano un turista si ferma e si avvicina ad una piccola imbarcazione di un pescatore del posto.
Si complimenta con lui per la qualità del pesce e gli chiede: “Quanto tempo ha impiegato per pescarlo?”

Pescatore: “Non ho impiegato molto tempo.”
Turista: “Ma allora perché non è stato di più? Avrebbe pescato di più!”

Il messicano gli spiega con calma che quella esigua quantità di pesce è esattamente ciò di cui ha bisogno per soddisfare le esigenze sue e della sua famiglia.

Turista: “Ma come impiega il resto del suo tempo, quello in cui non pesca?”
Pescatore: “Dormo fino a tardi, gioco con i miei bimbi e faccio la siesta con mia moglie. La sera vado al villaggio così ritrovo gli amici, beviamo insieme qualcosa, suono la chitarra, canto qualche canzone e via così. Insomma trascorro il tempo godendo appieno della vita.”

Turista: “La interrompo subito, sono laureato ad Harvard e posso darle utili suggerimenti su come migliorare. Prima di tutto lei dovrebbe pescare più a lungo, ogni giorno di più.
Così, logicamente, pescherebbe più pesce. Il pesce in più lo potrebbe vendere e comprarsi una barca più grossa. Barca più grossa significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi significa più barche. Alla fine potrà permettersi un’intera flotta! Dopodiché, invece di vendere il pesce all’uomo medio, potrà negoziare direttamente con le industrie della lavorazione del pesce, potrà addirittura aprirsene, se vorrà, una tutta sua. In seguito potrà lasciare il villaggio e trasferirsi a Mexico City o a Los Angeles o, magari, addirittura a New York! Da lì potrà poi dirigere un’enorme impresa!”

Pescatore: “Sì, ma per raggiungere questi obiettivi quanto tempo mi ci vorrebbe?”
Turista: “Mah… direi 25 anni, più o meno.”
Pescatore: “Uh… e dopo?”
Turista: “Ah, dopo, e qui viene la parte migliore, quando i suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi potrà vendere le azioni e guadagnare miliardi!”

Pescatore: “!?!?!?… miliardi?… e poi?”
Turista: “E poi finalmente potrà ritirarsi dagli affari e concedersi di vivere gli ultimi anni della sua vita in un piccolo villaggio vicino alla costa, magari pescando su una piccola barca. Potrà dormire fino a tardi, giocare coi suoi nipoti, fare la siesta, passare le serate con gli amici bevendo e giocando e cantando in allegria.”

Written by Ezio

6 novembre 2008 at 17:26

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349-147

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obama

Puedo dormir tranquilo, ahora!

Written by Ezio

5 novembre 2008 at 16:57

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Visto che ancora se ne parla

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ca-be

Ho quasi terminato vignette e stereogrammi sull’argomento, ma visto che i giornali tornano a parlarne io torno a riderci sopra.
Solo per il momento, perché per seppellirli non basterà una risata.

Written by Ezio

4 novembre 2008 at 14:06

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El imbecil

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Ci sarebbe da riempire pagine e pagine sulle cause dell’attuale situazione finanziaria e sull’odore nauseante che si respira nelle strade e nelle piazze. Ci sarebbe da scrivere sul ritorno mediatico di abominevoli personaggi noti e meno noti che giudicano e sentenziano dall’alto di una bavosa vecchiaia che sa di tutto tranne che di saggezza. Ci sarebbe da scrivere su certi slogan urlati da certi personaggi. Ci sarebbe…
Ma no, se è vero che l’antifascismo è il peggior prodotto del fascismo bene è costringersi a non dire. A non dire di loro, ché c’è dell’altro.

L’album “El vivo de Leòn” ce l’ho in un formato compresso, come tutto il resto della sua discografia, e grazie a pubblicità occulte e all’equino sterile ho anche il concerto da cui l’album ha preso il titolo. È uscito nel 2003 e inizia con una canzone – “Cinco siglos igual” – scritta per il cinquecentenario della scoperta dell’America (della conquista che non scoprì l’America, ha scritto Galeano in uno splendido libro), e cantata senza l’ausilio di qualsivoglia strumento. Un grido che un numeroso pubblico accompagna con voce sommessa; un misto di dolore e riconoscenza verso l’artista. È la decima traccia di “Mensajes del alma”, album uscito proprio nel ’92 che contiene altri capolavori tra i quali “Halleluja” e “Del mismo barro”, oltre la stessa “Mensajes del alma”.
Leòn Gieco è un personaggio davvero straordinario, ha cantato e canta da oltre trentanni la storia e le storie di mezzo continente (eh, sì, pare proprio che il canale di Panama sia artificiale), denunciando torti soprusi e vessazioni elargiti a piene mani dal potere e subiti da vagonate di poveri cristi. Canta anche l’amore, che respira in varie canzoni e soprattutto in una splendida “Solo el amor”, del ’79, sopra un pianoforte  che incanta.

“El vivo de Leòn” contiene anche una canzone di cui riporto il testo e il video più sotto (anche se l’audio non è granché), che fa parte di un album uscito nel ’97 che si intitola “Ojo con los orozco”: “El imbecil”.
Ci sono tanti motivi per cui adoro questa canzone, motivi che non sto a scrivere ma che il momento mi reclama, non ultimo “il fiato” di una splendida Sandra Vazquez.

El Imbecil

Leòn Gieco

Sos de los que quieren que los chicos estén pidiendo guita y comida en las calles
Cerrás las ventanillas de tu auto falo, cuando los chicos te piden un mango
Cuidado Patri, guarda Ezequiel, cuidado el bolso con cosas de valor
Cuidado Nancy, poné el brazo adentro, de un manotazo te sacan el reloj
Soy su padre y les voy a explicar que piden para no trabajar
No tuvieron la suerte de ustedes de tener un padre como el que tienen

Sos de los que miran el retrovisor y cierran todo, todo justo a tiempo
Y esa manito que golpea el vidrio te hace revolcar en tus pobres triunfos
Cuidado tía, vos que en todos confiás, ese pañuelo que es de seda francesa
Cuidado chicos, miren sin mirar, porque estos entran enseguida en confianza

Soy su padre y les voy a explicar que piden para no trabajar
No tuvieron la suerte de ustedes de tener un padre como el que tienen

Sos un imbécil que a los chicos culpás de la pobreza y la mugre que hay
Que nunca te echen, rogale a tu Dios, porque en el culo te pondrás ese auto
No quiero que me limpien el parabrisas porque está limpio y lo van a ensuciar
No quiero que me pasen esa estampita, de alguna iglesia la habrán ido a robar

Soy su padre y les voy a explicar que piden para no trabajar
No tuvieron la suerte de ustedes de tener un padre como el que tienen

Written by Ezio

1 novembre 2008 at 22:02

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