Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Se le interessa… prenda…

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Parlo dei detenuti

del desiderio che racconta cicatrici non mie
non del mio corpo
parlo della mia gente

ora anche qui fa caldo

e volano altri corvi preannunciati
da una lingua crudele di menzogna
fra detriti e fantasmi di misera violenza

ora anche qui fa caldo

e il nord che scivola più a nord
rende ogni sud nostro copione
mentre il sud resta fermo sotto il sole
portando il rischio di colori colpevoli di vita

è un fuoco ininterrotto
un’ipotesi umana decisiva
che sogna e rinnega i suoi sogni

viene verso l’europa
di fronte alla tua comoda poltrona
al tuo telecomando occidentale
rapidamente sopraffatto
imploso in quel vortice eterno della digestione

noi siamo eternità di dubbi
sopravvissuti controvento

passiamo come branco
tra due filosofiche colonne
di pensiero feticcio e nichilismo
che imprigiona istinti antagonisti
nei suoi recinti di regolarità
nell’ordine previsto
come animali pelle d’altri nemici
per non correre il rischio d’infezioni

e non compriamo mai abbastanza

io provengo dal mondo
l’angelo dimagrito ad occidente
già troppe volte senza paradiso

soltanto resistenza

o saltare o restare
accettando svantaggi dai confini
esterni al nostro canto

porto ancora un accento che resiste all’uso

io scrivo sopra la mia voce
questo dire imperfetto
e mentre parlo
ogni parola cade sul dire precedente
come un sole che brucia
infiammando di nausea letteraria terre di siccità

plein soleil de mes rêves condamnès
à la mathématique dus moltiplications

dunque il cuore rivendica del ritmo
ancora sensazioni d’eresia
e si alimenta e trova le sue vene
si ripresenta appare ancora tigre
anarchico barlume
anarchico respiro che non tace
anzi trasporta urlando la sua sfida
eterna rumorosa col finale assoluto

è il carico di vittime che porta bestemmiando

senti poesia…
dico pesante questo volare alto
con ali impigliate
e senza sosta nell’incubo presente
su montagne di resti del superfluo
sazietà scarti umani spazzatura
immondezzai che la storia sistema

a chi scriviamo questa rabbia?
come potremo parlarvi più d’amore
se non sappiamo neanche chiedere scusa ai bambini

non ho nemmeno un dio che benedica
l’ambizioso suicidio americano
in questa civiltà definitiva
urlante di razza superiore

dedico le radici ai fili d’erba
e il sesso inarrivato ai detenuti
ma in un senso più ampio di tutte le galere
e intanto scrivo sulle sbarre della gabbia
una speranza a scoppio ritardato

se l’anima ha voglia di nominarne i dubbi
se le interessa… prenda…

Alberto Masala

a:

Rafael Cancel Miranda
Frank Smith
Sekou Odinga
Alejandrina Torres
Susan Rosemberg
alle donne violentate nelle carceri
ai torturati nelle gabbie
ai desaparecidos
ai connannati a morte

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Written by Ezio

21 ottobre 2008 a 18:14

Pubblicato su Senza Categoria

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