Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Storia dal passato

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“Avanti voi, fuori con tutta la vostra roba!
Ad uno ad uno siamo messi in fila nel cortile del reclusorio. Ad uno ad uno ci mettono i ferri. Poi ad uno ad uno, giù per la scalinata davanti al reclusorio, per essere saldati in catene. La violenza delle stato è in atto. Le manette arrugginite o metallizzate sono un tormento più grave di quello che è la rigidezza metallica. Quel loro caratteristico suono ferisce dentro. Prima un braccio, poi l’altro, poi la vite gira, stringe, poi un lucchetto. Le manette si sopportano se non ci pensi, se invece il cervello martella… Non puoi frugare in tasca, ti gocciola il naso, ti cascano gli occhiali da vista, tutto ha un senso di rabbia e di insopportazione. Il capo scorta, un maresciallo dei carabinieri, si assicura che la vite stringa, che il lucchetto tenga. Per far ciò lo tira, lo gira, lo urta nelle ossa, poi una manifestazione di dolore, un lamento, gli danno la prova e la certezza che tutto va bene. Infilano una catena che passa tra una manetta e l’altra, che prende ad arco fra un detenuto e l’altro. La catena che ci unisce e ci salda obbliga ad un movimento sincronizzato. Se uno si abbassa gli altri lo devono seguire. Se uno fa un passo più del previsto gli altri devono farlo. Se gli cade un fagotto che porta fra le mani e s’inchina per prenderlo; tutti sono costretti ad offrire la croce delle loro braccia… Quanti sono? Trentacinque. Uno due tre cinque.. sette catene. Va bene. Sul mare dondola il piroscafo. Le barche sono alla riva, in fila, pronte a ricevere uomini e catene.”

Mario Rubbiati

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Written by Ezio

4 luglio 2008 a 19:17

Pubblicato su Senza Categoria

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