Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Archive for luglio 2008

Gotto

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La tortura non esiste!
Così come non esiste la crudeltà!
Punto!
Neppure se tornasse in vita Doroteo Arango, che all’età di diciassette anni non esitò a scaricare in faccia allo stupratore della sorella nonché signorotto-porfirista Don Augusto Lopez Negrete il contenuto di un intero tamburo, prima di scrivere qualche pagina di storia, riuscirebbe a porre limiti alla gerarchia.

Si può solo aggiungere che l’uccello più in alto è sì il più grosso, ma anche il più visibile…

Written by Ezio

15 luglio 2008 at 14:06

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Carriere

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Lo so, lo so, (losodamemisolo), ne parlano tutti e davanti a tanta banalità farei meglio a tacere. Ma non ce la faccio, proprio non ce la faccio…
Vabbeh, ce la faccio…

Written by Ezio

10 luglio 2008 at 17:48

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Una canciòn

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Testo e musica (e voce) di Ignacio Copani

El invasor

Ahá viene el invasor en su armadura
a prueba de calores y de heladas.
Lleva màs cargadores su cintura
que todo el batallòn que lo esperaba

Ay si la arena fuera levadura
y sòlo con el viento se elevara
para ocultarme detràs de su espesura
y salvarme de sus garras.

Ahì viene el invasor con su estandarte,
como garante… nuestra democracia.
Dispara contra tì para “cuidarte”….
Te escupe y quiere que le des las gracias.

Ay si en el mundo hubiera alguna parte
sin su asqueroso acento de arrogancia
me morirìa hija mìa por llevarte…
no importa la distancia

Ahì viene el invasor y sus aliados
son cuatro perros que bajo su falda
creen tener poder como su amo,
pero tan solo comen sus migajas…

Ay… si bajara un dios de los cristianos,
o Jehovà, o Alà, o el que haga falta…
para enviar mensajes màs humanos,
para lanzarle rayos por la espalda.

Ahì viene el invasor por tu cosecha,
por tu alimento, tu agua y tu energìa…
avanza siempre sobre la derecha
aunque haga fintas de ir por otra vìa.

Ay, si pudiera mi almita desecha
en su ùltimo suspiro ver el dìa
en que los parta una flecha,
y haga lenta su agonìa.

Ahì viene el invasor, el insaciable…
Viene por màs, su sed no se termina.
Por el Oriente viene a fuego y sangre,
con corrupciòn, Amèrica Latina.

Ay si la fuerza del cielo y los mares,
o si es que existen las fuerzas divinas
pudieran darle a esos cerdos animales
lo que merecen cuando nos lastiman.

Ahì viene el invasor y sus aliados
son cuatro perros que bajo su falda
creen tener poder como su amo,
pero tan solo comen sus migajas…
Ay…. si bajara un dios de los cristianos,
o Jehovà, o Alà, o el que haga falta…
para enviar mensajes màs humanos,
para lanzarle rayos por la espalda

Written by Ezio

7 luglio 2008 at 21:45

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Storia dal passato

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“Avanti voi, fuori con tutta la vostra roba!
Ad uno ad uno siamo messi in fila nel cortile del reclusorio. Ad uno ad uno ci mettono i ferri. Poi ad uno ad uno, giù per la scalinata davanti al reclusorio, per essere saldati in catene. La violenza delle stato è in atto. Le manette arrugginite o metallizzate sono un tormento più grave di quello che è la rigidezza metallica. Quel loro caratteristico suono ferisce dentro. Prima un braccio, poi l’altro, poi la vite gira, stringe, poi un lucchetto. Le manette si sopportano se non ci pensi, se invece il cervello martella… Non puoi frugare in tasca, ti gocciola il naso, ti cascano gli occhiali da vista, tutto ha un senso di rabbia e di insopportazione. Il capo scorta, un maresciallo dei carabinieri, si assicura che la vite stringa, che il lucchetto tenga. Per far ciò lo tira, lo gira, lo urta nelle ossa, poi una manifestazione di dolore, un lamento, gli danno la prova e la certezza che tutto va bene. Infilano una catena che passa tra una manetta e l’altra, che prende ad arco fra un detenuto e l’altro. La catena che ci unisce e ci salda obbliga ad un movimento sincronizzato. Se uno si abbassa gli altri lo devono seguire. Se uno fa un passo più del previsto gli altri devono farlo. Se gli cade un fagotto che porta fra le mani e s’inchina per prenderlo; tutti sono costretti ad offrire la croce delle loro braccia… Quanti sono? Trentacinque. Uno due tre cinque.. sette catene. Va bene. Sul mare dondola il piroscafo. Le barche sono alla riva, in fila, pronte a ricevere uomini e catene.”

Mario Rubbiati

Written by Ezio

4 luglio 2008 at 19:17

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Vivere

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Sarà per il ringraziamento collettivo della Betancourt a Dio, Uribe e tutto l’esercito Colombiano, o per il fatto che Berlusconi non partecipa a Matrix (che cazzo guardo, stasera!?!?) o, più probabilmente, per il litro di bianco che ho ingurgitato prima del bicchiere di grappa ma stasera, a parte “vivere”, non mi viene in mente di scrivere altro.
E niente lacrime di gioia o dolore da affidare al vento, solo parole e/o immagini, come sempre.

Sikhona (che vuol dire: sono qui!)

Written by Ezio

3 luglio 2008 at 22:07

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Controlli

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Coraggio, non c’è motivo di disperare.
Quando i conquistadores spagnoli e portoghesi invasero il sud America con le proprie orde, importando nel luogo cavalli e polvere da sparo, non è che vinsero ammazzando tutti i nativi o lasciandoli morire di fame. Avevano l’arma segreta, l’arma di distruzione di massa per eccellenza: la bibbia. Ce l’avevano anche gli altri europei che invasero la vostra terra, da nord e da est, un migliaio d’anni fa; ce l’avevano e la usarono, senza vergogna. D’altra parte c’era oro e argento da una parte e diamanti dall’altra; e voi che accidenti ci dovevate fare? Mica è roba commestibile, così come non lo è il coltan.
Non c’è motivo di disperare, per voi, anche se vi hanno imposto la bibbia in cambio della terra, un pugno di riso in cambio dello sfruttamento di ciò che sta sopra e che sta sotto il vostro continente; a voi che bucate la terra e la fecondate col vostro sperma prima di ogni battuta di caccia per rigenerare la vita che dovrà nutrirvi, perché tutto resti in equilibrio.
Già, l’equilibrio, quello che fa stare in piedi, quello che regola la convivenza nelle piccole comunità di subumani negri che non producono e non vogliono piegarsi a produrre.
Ingrati! Gli europei son venuti lì a costruirvi le strade e voi non comprate macchine; a costruirvi scuole e voi non comprate libri; a costruirvi templi e voi non imparate a pregare il nostro (e ora pure il vostro) Dio.
Ladri! Pur di rubarci il pane sareste disposti ad attraversare l’oceano in canoa.
Assassini! Pur di ammazzarvi tra voi siete disposti a barattare poca carta straccia per un Kalashnikov.
Ecco, vedete che qualche insegnamento l’avete appreso!
M’è toccato di sentire, oggi (anche se di sfuggita) che la vecchia abitudine di premiare gli schiavi che accettino di indossare una divisa non è caduta in disuso. Gli schiavi, per inciso, non hanno mai portato catene né ai piedi né al collo, hanno anzi sempre difeso i loro padroni e gli interessi dei loro padroni in cambio di piccoli privilegi: storditi e circuiti. Erano buoni schiavi, quelli. Gli altri, quelli che non hanno mai smesso di immaginarsi la libertà, pur se chiamati schiavi erano ribelli; per loro spesso le catene non erano sufficienti, per cui gli si tagliava un arto o anche due o, per chiudere il cerchio, gli si legavano i quattro arti a quattro cavalli e… Pessimo investimento per i padroni, in quel caso.
Dicevo, una volta indossata la divisa da schiavo si diventa altro: non altra razza, altra specie, fino a sparare sulla propria gente che propria gente non lo è più.
M’è toccato di sentire (e continuo) di senegalesi con cappello e divisa bianca in giro per Firenze a fare la ronda, per convincere i propri fratelli o cugini o amici che vendere merce griffata o contraffatta (ma che cazzo, una borsa è una borsa, un vestito è un vestito! Pelle e stoffa, merda di cane o merda di gatto: merce che deperisce, che puzza da nuova e da vecchia, nient’altro che schifosa squallida merce!) o solo merce-maledettamente-merce in culo ad un vicolo o in culo ad un mercato è un atto sbagliato, di cui bisogna vergognarsi, perché bisogna avere il buon senso di adeguarsi alle leggi del paese ospitante.
Nessun moralismo né giudizio da parte mia, e nessuna incazzatura verso voi: se farete arrestare qualcuno che non vi ascolta… buon per voi, se questo qualcuno si limiterà a spezzarvi le ginocchia… buon per voi!

Written by Ezio

2 luglio 2008 at 23:14

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Salire, tornare, cadere

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Credo di averlo già postato in fondo a qualche buco di culo o di picchio, il testo di questa canzone.
Succede, a volte, che cerchi un file in cui ricordi esserci scritto “scale” e trovi una canzone quasi dimenticata, contenuta in un album di cui non ricordi il titolo, di un cantautore di cui ricordi a malapena il nome: Pino Marino con l’album “Acqua, luce e gas”.
Metti le cuffie sopra le orecchie e la serata cambia un po’.
Insomma – mi dico – ma ‘sto povero lupo color purezza che man mano si cancella lasciando il posto al colore naturale di una pelle vecchia e magari rugosa, ormai arrivato alla fine dei giorni, quanto male può aver fatto per non meritarsi il sacrosanto riposo in paradiso? È Stato ladro e assassino, è vero, ma di cosa e di chi? E quanto più ladro e quanto più assassino!?!?
Me lo vedo con poche chiazze di pelo, la lingua penzolante, la coda bassa, gli occhi ancora fieri, mentre guadagna l’ultimo gradino di una scala che dev’essere per forza di cose a chiocciola e magari pure invisibile: ci si spinge su con la forza della fede, come Indiana Jones nel famoso salto, mica con quella di vecchi muscoli indolenziti. Me lo vedo ansimante scendere e poi tornare, e poi riscendere e poi tornare ancora e alla fine cadere davanti ad un angelo armato sicuramente di scudo invisibile e spada di fuoco.
“‘N se po’ fa! Non meriti né rimedio né riposo!”
L’ultima strofa mi fa pensare che il povero vecchio lupo sia riuscito a sbirciare dal pianerottolo oltre la porta (poco importa, a questo punto, che sia del paradiso o del labirinto) per un attimo o per un tempo dilatato da una dimensione diversa, riconoscendo non le proprie vittime ma altri ladri e assassini.
È così che si rende improvvisamente conto che lui non potrà mai entrare, per cui torna indietro, deciso stavolta a non tornare più.
Non perché ladro né perché assassino, solo perché lupo.

Le scale del paradiso

Pino Marino

Lupo bianco senza pelo
lupo stanco
sale sulle scale del paradiso
dove vuole riposare
l’angelo gli dice lupo torna indietro
non meriti rimedio
non meriti riposo
sei stato un assassino
torna a chiedere perdono
da chi è stato assassinato
e il lupo torna indietro

lupo bianco senza pelo
lupo stanco
torna sulle scale del paradiso
dove vuole riposare
l’angelo gli dice lupo torna indietro
non meriti rimedio
non meriti riposo
tu sei stato ladro
torna a chiedere perdono
da chi è stato derubato del sorriso
e il lupo torna indietro

lupo bianco senza pelo
lupo stanco
cade sulle scale del paradiso
dove vuole riposare
l’angelo gli dice lupo torna indietro
non meriti rimedio
non meriti riposo

sono stato ladro
e pure un assassino
è vero
ma solo in quanto lupo
torno indietro
ma solo in quanto lupo
torno indietro
ma solo in quanto lupo
torno indietro
ma solo in quanto lupo
torno indietro
ma solo in quanto lupo
torno indietro

Written by Ezio

1 luglio 2008 at 21:26

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