Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Archive for maggio 2008

Il mostro è uscito dal mare

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È nero. E quando non è nero è senza patria. E quando è senza patria non ha identità. E quando non ha identità si ritrova nello stato di misero essere umano. Vagabonda ubriaco, affamato e assetato di carne tenera e sesso. Ed è brutto, tanto brutto da incutere terrore nelle genti che incontra.

Due voci che escono dalle stesse corde vocali e gli occhi a guardare il mondo, presente e futuro.
È lunga trentadue anni la circonferenza di questa canzone, trentadue anni e lo stesso punto da cui guardare il mondo, presente e futuro.

I mercanti di pornografia
faccia a faccia ai portatori d’acqua santa
da una parte e dall’altra dello specchio
si sono guardati
ed il boia ha chiamato a raccolta
poliziotti e trafficanti d’eroina
per festeggiare le nozze di Stato
un altro zingaro hanno impiccato
un altro zingaro hanno impiccato

E i bookmakers gli esattori della luce
ci hanno chiesto di avere speranze
solo il tempo di mettere un filo,
attaccare la spina
e poi potremo accomodarci in poltrona
in attesa dell’ultima scossa
e vedremo là oltre le inferriate
che l’inverno ha vinto ancora l’estate
che l’inverno ha vinto ancora l’estate

Non aspettarti comprensione da lui
son troppi anni che non prende più il tram
lui non ricorda com’è fatta una galera
o non c’è mai stato
e poi fa finta di litigare con quell’altro
solo quando la telecamera è sul rosso
no lui non sente nemmeno l’odore
del tuo bellissimo corpo che muore
del tuo dolcissimo corpo che muore

Ed i lupi non sono più in montagna
non son tempi da bestie cacciatrici
sono stati divorati dagli agnelli
più tranquilli più umani
più propensi alla vita di gruppo
più felici in folle confuse
assiepate alla curva di Lesmo
per vedere sfrecciare un orgasmo
per vedere sfrecciare un orgasmo

Gli schedari sono stati puliti
aggiornati da uno del giro
le soffitte le han perquisite
e poi le cantine
mentre in piazza continuava la Festa
si esibiva il cantante di turno
e a un bambino che rubava un biglietto
hanno dato due calci nel petto
hanno dato due calci nel petto
Il padrone ha riempito la vasca
si diverte coi suoi paperotti
e si toglie con il detergente
le sue ragnatele
ma qualcuno ha bussato alla porta
ed il vento ora squassa le tende
c’è del sangue là sulle piastrelle
e sull’acqua galleggia una pelle
e sull’acqua galleggia una pelle

Il ventriloquo lascia il fantoccio
la sua pancia non sa più parlare
il fachiro divora spaghetti
è finito il digiuno
ed il mostro che è uscito dal mare
ha distrutto gli stabilimenti
e la spiaggia ora è piena di gente
che sorride vestita di niente
che sorride vestita di niente
che sorride vestita di niente

Il mostro è uscito dal mare
Gianfranco Manfredi

Written by Ezio

20 maggio 2008 at 22:35

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Gli assassini sono tra noi

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Ho visto questo manifesto

per la prima volta, l’altro ieri, sul blog della Valent; oggi lo ritrovo sul blog di Franco, con un classico commento Venturesco sul blog di Riccardo, e con l’aggiunta di uno spunto su quello di Red.
Cose che non mi stupisco di leggere. Cose che si stupisce di leggere (forse) chi s’è turato il naso e l’ha votati.
Non dovrei commentare, di politica ci capisco una sega nulla e ancor meno della pubblicità progresso messa in moto dai partiti, però mi sembra di poter dire che si è passati dalla sovranità popolare alla dittatura della maggioranza, giungendo poi alla manipolazione del consenso per finire all’induzione al consenso.
Si vota (chi vota) quel che passa il convento, e il piatto pare essere unico e comunque l’unico “democratico”.
“Gli assassini sono tra noi” è un bel libro di Simon Wiesenthal, che lessi in età pre-masturbativa o già masturbativa (chi se la ricorda più la prima sega!) e credo che il verbo presente, nel titolo, sia da tenere a mente ben più di una profezia di Michel de Notre Dame.

Written by Ezio

19 maggio 2008 at 23:17

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Mascherate

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La politica

La politica a’ dì nostri è una sfacciata,
importuna pettegola, sfrontata,
piena di cenci, lacera, briccona
e chiaccherona.

Ella va pei caffé, per le osterie;
gira di quà e di là tutte le vie,
s’introduce persin ne’ botteghini
dei ciabattini.

La guardan tutti ed ella ognun osserva
parla con la padrona e con la serva,
e va trovar persino accanto al fuoco
il tronfio cuoco.

Sentir bisogna poi come schiamazza
quando si mette a predicare in piazza
offrendo a tutti un buon medicinale
col suo giornale.

Quand’esce di città qualche mattina
attillata da vera contadina
in cerca di coglioni e di bricconi
per l’elezioni

Corre di quà e di là tutta sudante
strilla, barufa come una baccante
e quando le abbisogna un consigliere
paga da bere.

Oh! basta, basta così, perché mi pare
invece d’andar pian di galoppare,
e a dire il vero sono stanco assai
di certi guai.

Luigi Scarmagnan

Written by Ezio

15 maggio 2008 at 22:59

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Come Quando Fuori Piove

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Cuori:
Ci sono quelli “diversi”, cui Baglioni ha dedicato una canzone, ma sono più portato ad immaginare i cuori come culi rovesciati, o i culi come cuori rovesciati, come nei disegni o come il professore milanese lascia intendere in una delle sue canzoni peggiori. Gli è che m’è toccato di sedermi su una panchina del Celio, ieri mattina, e di essere rimasto un paio d’ore a guardare un viavai di soldati in mimetica che continuamente mi passavano davanti: tutti rigorosamente uguali proprio come lo sono i soldatini dalla breve ferma. Solo dal “movimento” del cuore rovesciato ho potuto distinguere i maschi dalle femmine, che come percentuale siamo lì. Non saprei dire cosa resti di una donna “dentro” la divisa, so per esperienza vissuta che di un uomo non resta nulla. Magari restano due maschi, o due femmine, o un maschio e una femmina, chi lo sa.

Quadri:
Ci sono quelli di cui parla Sgarbi, da appendere al muro, anche se io, appesi, ci vedrei meglio lui e tanti altri. Ci sono quelli dei progetti, dei concorsi, i quadri elettrici, i quadri generali, insomma tutto quadra se i quadri quadrano e vanno bene, persino quelli scolastici. Non mi quadra, invece, il pur bel libro di Giulietto Chiesa: “Zero, perché la versione ufficiale sull’11/9 è un falso”. Non mi metto certo a fare le pulci alla ricerca e al lavoro che c’è dietro questo libro però… però non aggiunge nulla di nuovo a ciò che s’è sempre saputo: Cia, Isi, Al Qaeda; e poi la fisica e la termodinamica e il puttaniere alcolizzato Muhammad Atta; e poi ancora la crisi dei Balcani e in nuovo secolo Americano e l’oleodotto e l’eroina che si produce in Afghanistan; e poi ancora… e poi insomma… Insomma un quadro-riassunto più che completo di ciò che tutti sanno. Ecco, appunto, tutti sanno anche se credono ad altro, per il semplice fatto che l’incredulità popolare risulta essere più che sufficiente per mascherare i grandi imbrogli. Due frasi, però, mi sono rimaste impresse più delle altre: “Come è sempre accaduto nella storia dell’uomo, gli imperi cominciano a percepire la propria grandezza soltanto quando ne sentono il peso, cioè verso la loro fine. E il pericolo è che non vogliano prenderne atto e che cerchino di superare la crisi alzando la posta”. Alzando la posta? Come quando fuori piove: vince cuori, come sempre!
La seconda frase, di Lidia Ravera, introduce i fiori: “Nel buio intuivo ogni suo pensiero, ogni sua mossa, dovrebbe essere vietato per legge restare sposati per venticinque anni con lo stesso uomo, si diventa un corpo solo, mentre le teste diventano sempre più diverse. Donne e uomini si radicalizzano, ciascuno verso gli estremi difetti o pregi del proprio genere di appartenenza, con gli anni”. Voglio sperare che sia un semplice tentativo di chiaroveggenza e non un’oggettiva e assoluta verità: l’anno prossimo vi saprò dire.

Fiori:
In genere si portano ai morti e si regalano a mogli e/o amanti, comunque sempre di famigliari trattasi nella gran percentuale dei casi. Famiglie, già, alcove d’amore ma anche stanze ovattate di violenza psicologica e fisica. Ma tanto una famiglia ce l’abbiamo tutti. Sarà per il fatto che ieri sera mi sono accomodato sul divano per vedereOnora il padre e la madre, di Sidney Lumet, sarà per il fatto che risuonano ancora nelle orecchie le bestialità domenicali di maledetto sedicesimo e della campagna elettorale ma, cazzo, io ho sempre associato il concetto di famiglia al concetto di complicità, e la dissacrazione del concetto classico di famiglia oltre che ben rappresentato, nel film, mi appare anche e soprattutto ben evidenziato. La famiglia, sembra dire il film, è costituita dal patrimonio e da legami di sangue da recidere come e quando se ne ha voglia, nient’altro. E Lumet ce lo sbatte in faccia con tanta forza da sembrare un pugno, più di quanto abbia fatto Gaber col suo “Anche per oggi non si vola”. Sì, continuo a preferire la complicità, al di dentro e al di fuori del matrimonio.

Picche:
Picche??? Altro che picche! Piove, governo ladro!
Ora, di mettermi a parlare di politica non ne ho punta voglia. E poi oggi a Roma è piovuto. E pure ieri, che l’acquazzone improvviso l’ho beccato mentre tornavo a casa in moto, e con la strada bagnata si rischia ma ci si diverte pure, altroché se ci si diverte. E no cazzo, di parlare di politica non mi va ma non posso non chiedermi come faccia il Presidente dei Presidenti a chiedere di “dar voce alle vittime”. Ma come si fa a far parlare i morti, seduta spiritica? Sì caro Presidente, se Lei riesce a dar voce ai morti ammazzati (da ambo le parti, mi permetta di ricordarLe la par condicio) mi faccia un fischio “alla pecorara” del tipo di quelli che fa Trapattoni per chiamare dalla panchina i giocatori sul campo, ché io i morti li so contare e so anche da quale parte stavano ieri e in quale starebbero oggi. Ma sappia che se davvero riuscisse nell’intento di dar loro voce non sarebbe una risata a seppellirLa, solo tante, troppe grida in più.

Written by Ezio

13 maggio 2008 at 22:50

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