Palabrasenelviento

Palabras en el viento

L’angelo, la bicicletta, la formica.

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Forse dovrei cominciare a scrivere della mattinata che ho vissuto grazie ad un sms arrivatomi ieri (e sì che avevo programmato una mattinata completamente diversa, ma tant’è…ora credo di aver perso un pomeriggio e una serata completamente diversi…) ma difficilmente riesco a trovare le parole in grado di raccontare il mio stato d’animo. E poi, non riuscendo a raccontare di me, mi risulta ancor più difficile raccontare di un racconto ascoltato. Un po’ per pudore, un po’ per la stima e il rispetto che provo verso la persona minuta che mi è capitato di conoscere, abbracciare fino a stringere forte, ascoltare. E Tutto in poche ore.
Prendo così spunto da ciò che ho sentito, tornando con la memoria ai caduti di qua, da qualunque parte del mondo, grazie anche ad un cantautore che sto scoprendo lentamente e in ritardo, giorno dopo giorno.
Ché la musica, si sa, è sempre bene accetta; anzi – spesso – è indispensabile.

“Claudio “Pocho” Lepratti fu asasinado por la policia de Santa Fe el 19 de diciembre del 2001, en la ciudad de Rosario. “Pocho “desarrollaba un trabajo de hormiga, ripartiendo esperanza, amor fraternal, y espiritu de lucha entre los menos favorecidos de esta sociedad. Fue esto lo que buscaron matar su asesinos. Hoy las paredes de la ciudad proclaman “Pocho vive” mientras su recuerdo se expande y su ejemplo se multiplica.”

Claudio Lepratti era uno come tanti: ex seminarista, sindacalista e impiegato in una mensa pubblica per bambini nella periferia di una Rosario travolta – come tutte le città Argentine – dalla crisi economica del 2001. Amava muoversi in bicicletta (forse era l’unico mezzo di locomozione che poteva permettersi) e dividere lo stipendio coi poveri di Ludena, tanto da essere definito ingenuo. Era la persona “giusta e con la faccia giusta” per finire ammazzata dalla polizia con due colpi al collo, in un contesto sociale politico ed economico da potersi definire blindato reazionario e poliziesco; in un contesto in cui gli assalti ai camion di bestiame erano all’ordine del giorno, con la macellazione immediata delle bestie e la fuga al primo rumore di sirena. Coi conti correnti bloccati e migliaia di persone sull’orlo del baratro economico: si assaltavano le vacche, non i bancomat; si rubava nei supermercati, non nelle banche.
Nessuna ideologia nelle mani e troppo amore per la vita propria e per quella degli altri. Da sbattere in faccia, sempre. Fin troppo amore e poco – troppo poco – odio.

“Non sparate, figli di puttana, che ci sono bambini che stanno mangiando!”

Da Vincenzo Lobaccaro a Giovanni Grasso passando per tutte le altre decine e decine di persone ammazzate, defenestrate, torturate, smembrate dalle bombe di stato, per sbaglio o per scelta, qui e/o altrove. Troppo spesso a causa di colpi partiti “accidentalmente” o deviati da reti o sassi volanti. Vittime – tutte – di una sindrome di dominazione perpetrata con le mani giunte a stringere forte il rosario prima e il ferro poi; e le braccia distese…

Il testo di “El ángel de la bicicleta”

Cambiamos ojos por cielo
Sus palabras tan dulces, tan claras
Cambiamos por truenos
Sacamos cuerpo, pusimos alas
Y ahora vemos una bicicleta alada, que viaja
Por las esquinas del barrio, por calles
Por las paredes de baño y cárceles
Bajen las armas!! Que aquí solo hay pibes comiendo.

Cambiamos fe por lágrimas
Con qué libro se educó esta bestia
Con saña y sin alma
Dejamos ir a un ángel
Y nos queda esta mierda
Que nos mata sin importarle de donde venimos
Que hacemos, qué pensamos
Si somos obreros, curas o médicos
Bajen las armas!! Que aquí solo hay pibes comiendo.

Cambiamos buenas por malas
Y al ángel de la bicicleta lo hicimos de lata
Felicidad por llanto
Ni la vida ni la muerte se rinden
Con cunas y cruces
Voy a cubrir tu lucha más que con flores
Voy a cuidar tu bondad más que con plegarias
Bajen las armas! Que aquí solo hay pibes comiendo.

Cambiamos ojos por cielo
Sus palabras tan dulces, tan claras
Cambiamos por truenos
Sacamos cuerpo, pusimos alas
Y ahora vemos una bicicleta alada, que viaja
Por las esquinas del barrio, por calles
Por las paredes de baño, y cárceles
Bajen las armas!! Que aquí solo hay pibes comiendo

Música: Luis Gurevich / Letra: León Gieco

Il video:

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Written by Ezio

1 marzo 2008 a 22:30

Pubblicato su Senza Categoria

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