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La seconda ombra

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L’avevo perso “La seconda ombra”, l’avevo perso perché perso dietro ad altro, come gran parte del Gaber e come gran parte “su cui puoi contare”.
Il film obbliga a pensare mentre racconta (senza dirlo esplicitamente) la storia di Basaglia. Non manca nulla se non l’eccentricità e il coinvolgimento di un Nicholson in “Qualcuno volò sul nido del cuculo” eppure… Eppure la bravura di Remo Girone e la regia e il montaggio di Silvano Agosti rendono l’atmosfera carica di passione, come le facce degli attori non protagonisti a cui – secondo me – il film appartiene; nonché la musica di Nicola Piovani.
Si finisce come si deve, con la rappresentazione della caduta di un muro il quale, chi lo oltrepassa, esce uomo dopo essere entrato uomo, differentemente da chi “entra uomo e diventa qualcos’altro”, anticipando un tempo futuro in cui un altro muro caduto getta nella più totale confusione un intero continente. C’è la vita oltre il muro, ma il muro lo si abbatte facilmente dal punto di vista fisico e ben difficilmente da quello psicologico.
Non mi resterebbe domanda in attesa di risposta se la troia di regime non invitasse tutti i santi giorni uno psichiatra tra le sue braccia, gettando poi attraverso il suo schermo i suoi tentacoli verso chi guarda e ascolta. Perché i manicomi non sono stati chiusi, si sono solo decentrati. Perché i farmaci continuano a produrre assassini prima e suicidi poi. Perché se è facile immaginare chi salverà i “matti” dagli psichiatri è ben più difficile immaginare chi salverà quest’ultimi dalla psichiatria.

Nel 1966 c’era già chi aveva capito…

Io so che un giorno
verrà da me
un uomo bianco
vestito di bianco
e mi dirà:
«Mio caro amico tu sei stanco»
e la sua mano
con un sorriso mi darà.

Mi porterà
tra bianche case
di bianche mura
in bianchi cieli
mi vestirà
di tela greggia dura e bianca
e avrò una stanza
un letto bianco anche per me.

Vedrò il giorno
e tanta gente
anche ragazzi
di bianco vestiti
mi parleranno
dei loro sogni
come se fosse
la realtà.

Li guarderò
con occhi calmi
e dirò loro
di libertà;
verrà quell’uomo
con tanti altri forti e bianchi
e al mio letto
stretto con cinghie mi legherà.

«La libertà
– dirò – è un fatto,
voi mi legate
ma essa resiste».
Sorrideranno:
«Mio caro amico tu sei matto,
la libertà,
la libertà più non esiste».

Io riderò
il mondo è bello
tutto ha un prezzo
anche il cervello
«Vendilo, amico,
con la tua libertà
e un posto avrai
in questa società».

Viva la vita
pagata a rate
con la Seicento
la lavatrice
viva il sistema
che rende uguale e fa felice
chi ha il potere
e chi invece non ce l’ha.

(Ivan Della Mea)

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Written by Ezio

22 gennaio 2008 a 23:48

Pubblicato su Senza Categoria

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