Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Una mattina come tante

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Una mattina come tante, una mattina in cui, ancora assonnati, si viaggia verso una giornata vuota di lavoro e piena di niente; un tempo misurato in otto-nove ore da far scorrere in qualche modo.
Da lontano vedo delle macchine ferme con le frecce lampeggianti e qualcosa, sul lato della strada, che può essere un animale, un uomo o un mezzo a due ruote. “Sta a vedere che c’è stato un incidente”, mi dice la persona che guida di fianco a me.
No, non ci sono mezzi incidentati e quindi non è un incidente; oltre le macchine ferme c’è solo una persona per terra, visibile per le braccia la testa e le spalle, mentre la metà inferiore è completamente immersa “dentro” una bassa siepe che separa il marciapiede dalla strada. Si muove, sembra voler vomitare. Ci fermiamo poco oltre, scendiamo e torniamo indietro.
Ora è immobile, con la guancia appoggiata sul lembo rivoltato del giubbotto e gli occhi spalancati; ha i capelli lunghi e la barba incolta, un’età apparente non oltre i trenta. Sembra ben vestito però… però dicono che sia un barbone ubriaco. Mi avvicino un po’, poi ancora di più, proprio mentre sento la sirena dell’ambulanza in arrivo. Lui resta immobile, ma riesce a dire che è la seconda volta che gli capita di sentirsi male così, all’improvviso. È un barbone ubriaco, continua a ripetere una persona lì vicino, restando ad una distanza tale da non poter essere contaminata (si sa mai…) per via aerea. Si avvicinano i medici con la barella e lui si solleva e ci si stende sopra, da solo, mentre dice che deve fare una telefonata e tira fuori un telefonino da chissà quale buco celato dalla coperta che gli hanno messo sopra. Una chiamata ai genitori, dice, mentre un medico gli toglie il telefonino dalla mano per assumersi l’incombenza. Lo guardo meglio nel viso prima di incrociare di nuovo il suo sguardo, proprio mentre si tira indietro i capelli, provando (io) non poco imbarazzo. Un giovane come tanti, proprio come l’ho descritto prima: Jeans camicia e giubbotto, capelli neri e lunghi, barba di una quindicina di giorni, zaino al seguito. Probabilmente camminava verso la fermata dell’autobus distante circa trecento metri, prima si sentirsi male.
“È solo un barbone ubriaco”, continua a ripetere la stessa persona di prima, sempre lì vicino ma sempre alla giusta distanza.
Sì – rispondo guardandola in faccia per poi spostare lo sguardo a terra – quello è solo un povero barbone ubriaco.

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Written by Ezio

19 novembre 2007 a 23:41

Pubblicato su Senza Categoria

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