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Decoro e cupola

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Un po’ di tempo fa, durante una cena con un amico, si finì a parlare delle vie di fuga vaticane verso Peron e Franco, del beato Stepinac, del furto da parte della chiesa delle ricchezze dell’america latina, di uno scherzo in una chiesa romana: pisciò dentro l’acquasantiera e si mise a guardare pellegrini e devoti immergere la mano e farsi il segno della croce. Chiesa e fascismo, si diceva, ma forse sarebbe meglio dire chiesa è fascismo.
Ho un libro sulla santa albanese divenuta ricca e famosa a Calcutta – gli dissi – ora te lo cerco.
Niente da fare: una parte della serata persa a cercare nella libreria casalinga e sul comodino, dove la pila (compresa qualche rivista di moto e astronomia) era tanto alta e confusa da dover quasi cercare col badile.

È finita che il libro se l’è comprato qualche giorno dopo e che, a distanza di un circa un mese, m’è capitato di ritrovarlo dentro (proprio nel senso di “in mezzo”) “Libertad, rivoluzione e controrivoluzione in catalogna”, di C.S. Maura.
Misteri della casa, si dice in questi casi.

Chiesa è fascismo, dicevo, tanto che oggi apro qualche quotidiano on-line e scopro che la parola “decoro” assume un significato ben diverso da quello che abitualmente uso dargli; non che mi sia estraneo decoro in quanto dignità di comportamento ma associare questa parola all’ornamento, al disegno, mi appare assai più semplice: guarnire sì, onorare ni, insomma.
Eppure questa parola ricorre spesso nei discorsi di pulizia e bellezza delle strade e delle piazze: una fila di bancarelle multicolore e diversificate – a mio avviso – altro non è che una decorazione dell’ambiente, così come una fila di asciugamani per terra con della merce sopra. Eppure… Eppure se a piazza Campo de’ Fiori (dove c’è una statua alla cui base depositerò una rivista di astronomia, prima o poi) si riesce in qualche modo a soprassedere a questo scempio pare proprio che in piazza san Pietro sia impossibile. Ci vuole decoro, dice un noto “signormon“criminale, lasciando intendere che chi vende in piazza san Pietro e vie limitrofe piccoli oggetti a grossi oggetti o piccole stronzate a grossi stronzi deve essere cacciato a calci nel culo, ché lì c’è un colonnato caro a più di un miliardo di persone, per cui dev’esserci decoro.
Parla di un colonnato il sicario, mica di una cupola; evidentemente per non dare adito a interpretazioni diverse.

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Written by Ezio

11 novembre 2007 a 17:43

Pubblicato su Senza Categoria

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