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Palabras en el viento

Grandi opere

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Si dice che i sudamericani (i figli della chingada, poco importa che voglia dire figli di puttana o della violentata o di nessuno) abbiano bisogno del mito per riconoscersi e riconoscere. Balboa fu probabilmente uno dei primi ad essere mitizzato, colui che per primo attraversò la foresta e si affacciò da sopra un monte sullo splendide acque del pacifico, dopo oltre cento chilometri di fatiche.

Vivano gli altissimi e potenti sovrani don Ferdinando e donna Giovanna, in nome dei quali e per conto della reale corona di Castiglia prendo possesso di questi mari e terre…”

A lui venne per la prima volta in mente l’idea del canale, perché Panama, come gran parte dell’america latina, era un luogo da razziare con manodopera gratis. Più tardi infatti fu devastato l’impero Inca, razziato l’oro del Perù e l’argento di Potosì, in Bolivia; e far passare il bottino su muli e canoe era tempo da considerasi del tutto sprecato.

Panama era allora sulla costa, sottoposta al facile attacco delle navi dei conquistatori, e quando fu quasi completamente distrutta fu ricostruita nell’entroterra, ad una distanza sicura dai cannoneggiamenti che provenivano dal mare.

Fu Drake, inglese, che più tardi ebbe la stessa idea di Balboa: costruire un canale che congiungesse l’Atlantico col Pacifico. Drake era un corsaro, e la vista dei muli carichi d’oro e d’argento che morivano e perdevano gran parte del furto lungo il cammino gli fece balenare – anche a lui – quella malsana idea nella testa: d’altra parte dal Messico alla terra del fuoco era tutto un Eldorado, nulla da rubare ma tutto da prendere. Il mondo e l’uomo era tutto ciò che risiedeva sopra i trenta gradi di latitudine nord.

Ma per la tecnologia ci vuole tempo, e il tempo…

Così, se oggi si arriva a Panama, forse si può ancora vedere il busto che rappresenta Lasseps, il mitico francese che concluse i lavori a Suez e che, dopo la metà dell’800, prese in appalto la costruzione del canale di Panama per seicento milioni di franchi.

Inutile scrivere come andò a finire, anche se Lapses in persona e con famiglia al seguito approdò nell’istmo per pubblicizzare l’evento nel 1879, un dissesto totale che portò la società al fallimento in meno di un decennio, gettando sul lastrico anche migliaia di risparmiatori e portando in galera il povero ingegnere.

Ma quando una cosa i deve fare…

Quando una cosa si deve fare si fa! Infatti toccò al presidente americano Wilson premere un bottone a cinquemila chilometri di distanza per abbattere l’ultimo diaframma; gli americani riuscirono là dove altri fallirono, pagando solo quaranta milioni di dollari di liquidazione in luogo dei centonove richiesti dalla compagnia francese, inaugurando il canale nell’agosto del 1914. Le merci devono viaggiare velocemente, si sa… E così la Repubblica di Panama ha concesso agli USA, in perpetuo, l’uso, l’occupazione, il controllo della zona di costruzione, il mantenimento e la protezione del territorio per dieci miglia di larghezza su ciascun lato del canale. Non so quanto sia costata in dollari, l’opera, so che costò la vita a quarantamila persone fra negri, meticci, figli di nessuno (nessun padre conosciuto), figli di nessuna (nessuna madre conosciuta. Solo duecentomila litri di sangue, nient’altro.

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Written by Ezio

6 novembre 2007 a 23:25

Pubblicato su Senza Categoria

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