Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Recinti

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Queste parole le scrissi parecchio tempo fa (ma appartengono a un tempo ancor più lontano) dentro una Mailing List dedicata ad un cantautore a cui devo comunque qualcosa. Le ripropongo qui (mettendo gli accenti al posto degli apostrofi che usavo al tempo), più per la mia memoria che per quel poco che possono significare per chi legge, alzando il bicchiere alla salute di Fabrizio.

 

Ci provo gusto? Dovrò trovarci gusto in questa notte piena di tabacco:

la paura, che scende nei polmoni, rifiuta questo mondo e non vuole

risalire, lassù, oltre le narici che la vogliono sputare.

Ci provo gusto? Dovrò provarci gusto in questa notte densa di pensieri:

la paura, confusa dal fissare, ormai si è già stancata di lasciarmi

navigare, là, oltre i confini di una vista che può essere coi fiocchi,

e sta cercando, e prova in mille modi ad appannarmi gli occhi.

Ci provo gusto? Vorrei provarci gusto nel vedere i peli neri spuntare

sul collo e sulle guance, e protendersi, e cercare il desiderio là,

oltre i confini anche delle cosce bianche.

Ci provo gusto! Provo gusto per questa branda che mi tiene steso, in

fondo è lei, soltanto lei, che può reggere il mio peso.

E provo gusto ad indossare questi abiti sgualciti, perché il mio tempo

è come loro, che ormai sono marciti.

Ancora, provo gusto ad abbassarmi davanti ad ogni specchio, perché il

ricordo lacera le membra se mi guardo e mi scopro vecchio.

Ci provo gusto, ci provo tanto gusto ad indossare la cintura, che gli

altri… gli altri non si spiegano… e ad alcuni fa paura.

E ancora, provo gusto a soffocarmi, inghiottire litri di saliva, passare

nauseato tra i gendarmi, soffocare sopra seni smorti, annaspare,

smembrare gli altri corpi.

Ci provo gusto, ci proverò senz’altro gusto quando sarò giunto

all’ultimo secondo, ché la vita, la vita è libertà, e i cani, i cani

creperanno, non si nutriranno degli avanzi del mio mondo.

 

“… e i euggi di surdatti chen arraggë

(e gli occhi dei soldati cani arrabbiati)

cu’a scciûmma a a bucca cacciuéi de bæ

(con la schiuma alla bocca cacciatori di agnelli)

a scurrï a gente cumme selvaggin-a

(a inseguire la gente come selvaggina)

finch’u sangue sarvaegu nu gh’à smurtau a qué

(finché il sangue selvatico non gli ha spento la voglia)

e doppu u feru in gua i feri d’ä prixúne

(e dopo il ferro in gola i ferri della prigione)

e ‘nte ferie a semensa velenusa d’ä depurtaziúne

(e nelle ferite il seme velenoso della deportazione)

perché de nostru da a cianûa a u meü

(perché di nostro dalla pianura al modo)

nu peua ciû cresce aerbu ni spica ni figgeü

(non possa più crescere albero né spiga né figlio)

Ezio

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Written by Ezio

8 ottobre 2007 a 20:31

Pubblicato su Senza Categoria

Una Risposta

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  1. […] Avevo già scritto qualcosa qui (e mi cito) e qui (e mi […]


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