Palabrasenelviento

Palabras en el viento

Qualcosa di personale

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Qualche tempo fa, dentro una Mailing List, da un’espressione sul tempo nacque una lunga discussione. Era un tempo evanescente, un tempo universale anziché proprio; un tempo da comprendere e lasciar scorrere senza forzature.

Quando si contano i giorni avendo per riferimento una data non si fa altro che un conto alla rovescia, è l’attesa di un evento che può essere piacevole o doloroso, e il tempo si dilata per il primo e si contrae per il secondo, sempre contrariamente a ciò che si desidera. Lo definii cornuto lì e lo definisco cornuto qui, il tempo.

Potrei scriverci un libro sulle nostre parole pronunciate nel tempo, sempre con la franchezza delle persone che si rispettano; e sui silenzi con gli occhi fissati a terra, e i sensi tesi a captare il pensiero dell’altro, anche quando i pensieri parlano una lingua diversa dalla propria. Non c’era niente da capire allora e non c’è niente da capire oggi. Non siamo mai stati: sono stato, sei stato. Sono, sei. Ma questo lo sappiamo da sempre, in culo a ciò che pensano gli altri.

Fratello, amico, padre, figlio, tutti sostantivi ai quali bisogna anteporre la congiunzione anche, per potergli dare un senso che comunque non sarebbe compiuto. Niente ruoli diversi da quelli che madre natura impone, e pure questi irrisi e accartocciati e lasciati defluire nello scarico, senza distinzione di sorta: saremmo state le stesse persone, oggi? E che senso ha questa domanda davanti alle storie personali già compiute? Nessuna, credo. Siamo quel che siamo; tanto è e tanto basta. Quello che avevamo da dirci ce lo siamo detto; quello che potevamo dirci ce lo siamo detto; i pensieri e i segreti che risiedono nascosti dentro il più profondo buco neuronico sono rimasti lì, ognuno coi propri, impenetrabili dagli assalti della curiosità altrui.

D’altra parte i segreti attengono al nostro essere, proprio come le paure; e i tuoi, al mio essere, di paure ne han fatte prendere abbastanza. Solo paure, certo, senza alcuna pretesa di cercare oltre, di capirle per esorcizzarle; in fondo mi è sempre bastato allungare una mano callosa e schiacciarle, le paure. E niente cicatrici visibili, né rimaste e nascoste ad occhi altrui. Mai.

Ora il conto alla rovescia è finito, si è compiuta la scelta che è stata fatta, nonostante mi sia svegliato in piena notte credendo che quelle parole fossero frutto di un sogno; nonostante abbia cercato di dilatarlo, il tempo.

Ma in meglio o in peggio niente sarà più come prima, dalle parti da cui scrivo.

 

So che frequenti persone di cui ho stima e affetto.

So che frequenti persone di cui hai stima e affetto.

So che te le sai scegliere, le persone.

So che sei in buone mani: le tue.

So che non basta inseguire i sogni, bisogna lottare per far sì che diventino realtà.

E lascia sempre due dita in fondo alla bottiglia: per me, perché ho bisogno di lasciarmi cullare da un sonno che non ricordo più; e ancora per me, perché potrei comparire all’improvviso e pretendere l’ultimo bicchiere.

Buona fortuna, compagno di viaggio!

Ezio

 

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Written by Ezio

2 ottobre 2007 a 21:05

Pubblicato su Senza Categoria

5 Risposte

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  1. Già! Me la ricordo quella discussione, che coinvolse, oltre te, me e patrizia, se non sbaglio. Oltretutto, la musa istigatrice fu proprio patrizia che poetò (con parole altrui :-)) a proposito di kairo’s.
    Altri tempi, sciuramente! Nel senso che sono gli stessi tempi…. :-) E siamo le stesse persone.

    salud

    Franco Senia

    4 ottobre 2007 at 13:00

  2. giusto un saluto ed un abbraccio forte

    eleonora

    lucharoja

    4 ottobre 2007 at 13:01

  3. Già, altri tempi ma lo stesso tempo; lo stesso che ognuno vive come meglio crede, per essere sempre uguale a sé stesso..
    Grazie per averne speso un po’ del vostro a leggere qui dentro.
    Ezio

    Ezio

    4 ottobre 2007 at 14:51

  4. Prima di tutto un abbraccio e un…boh, stavo per dirti un “benvenuto” ma benvenuto dove? Quindi un abbraccio e basta. Franco mi ha avvertito di questo tuo blog, che ho già linkato al mio; vedo che tu lo avevi fatto già da prima…e ti ringrazio.
    Per il resto, non stare a preoccuparti. Hai detto bene. E’ in buone mani: le sue stesse. E se per caso non bastassero…ne ha _perlomeno_ altre sei. Con le mie anche sette :-P
    Intanto ha superato già la prima dura prova che la sua nuova vita gli ha riservato. Mi ha visto mangiare. Non tutti sopravvivono senza essere turbati.

    Riccardo Venturi

    4 ottobre 2007 at 16:09

  5. Non s’è turbato??? Si vede che era ‘briaco, per cui non t’ha visto!;-)
    Ezio

    Ezio

    4 ottobre 2007 at 19:22


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