Senza titolo
Non so, francamente, se abbia pensato fino all’ultimo istante che il mondo sia una splendida dimora da condividere, dal sangue alla miseria passando pure per l’opulenza più irriguardosa. So che in quella fredda mattina di lunedì molte persone si sono svegliate e hanno trovato i loro sogni stravolti, a gambe all’aria.
Io ero tra quelli, e non capivo, ma che avrei sognato ancora lo scoprii in seguito.
Nascosti in qualche angolo buio di quel mattino di un undici gennaio un foglio bianco e una vecchia chitarra aspettavano pazientemente quel momento di parole e note finalmente solo per loro.
Di qua, intanto, l’allucinazione continuava a disegnare in maniera del tutto insensata un mondo a venire (e poi arrivato) composto di ombre e di paure.
Non so e non mi interessa neanche sapere se sia stato di pochi o di tutti, ma credo non sia stato di nessuno.
Se lo tagliassero a pezzetti…







E’ vero caro Ezio che Faber non è stato di nessuno forse, ma è anche vero secondo me che Faber siamo noi. A domani mattina, un abbraccio
nico
14 gennaio 2012 alle 12:36
Una volta, Nico, mi capitò di scrivere dentro il NG a lui dedicato che in De André non c’è stato nulla di veramente unico (nel senso morale del termine), ma che al contempo è stato assolutamente unico (nel senso di irripetibile).
Così continuo ricordarlo, di tanto tanto.
Un abbraccio
Ezio
14 gennaio 2012 alle 19:40