Da fuori
Politiker und Journalisten haben eines gemeinsam:
Sie sprechen ueber heute & verstehen es erst Morgen!
È una “pubblicità progresso” che di tanto in tanto passa sugli schermi dei treni e su quelli all’interno delle stazioni in quel di Stoccarda. Mia nipote mi dice che in italiano vuol dire grossomodo:
“Politici e giornalisti hanno una cosa in comune:
parlano oggi di cose che capiranno domani!”
E così, proprio guardando questa piccola diversità rispetto alla pubblicità sui treni italiani, potrei immaginarmi un’altra genesi, un’altra forma di inizio con sterminati Km di ferrovia anche nelle città italiane, un gigantesco serpente di ferro che avvolga l’intera città con le sue spire per andare ovunque si voglia andare, come qui, tra tedeschi e non.
Potrei immaginarmi, dicevo, un’altra genesi anche rispetto alle notizie che arrivano dall’Italia, un altro inizio con meno angoscia, un altro inizio privo di “facce colorate” estratte dal flusso continuo di quelle pallide contro cui puntare una pistola o contro cui pisciare addosso benzina pronta da incendiare.
Ma non è che sia poi così distante, io; e pur trovandomi nel paese in cui s’era deciso che la “razza ariana” era e doveva continuare ad essere l’unica degna di calpestare questo mondo, noto (per quel poco che riesca a vedere) un atteggiamento privo di distacco verso i turchi – che qui sono tanti – i nordafricani e altri stranieri in generale. Semmai, se proprio di distacco si vuol parlare, lo si nota di più proprio verso gli italiani. Ma per quali e quanti possano essere i motivi, storici o culturali, non ho punta voglia adesso di andare a “ravanarci” dentro.
Tornando all’Italia e agli ultimi avvenimenti, ricordo di aver letto che Ezra Pound, poeta e figlio di poeta, attraversò l’Atlantico e giunse nel vecchio mondo per cercare le sue origini, e in Italia si mise in cerca di parole nuove e belle da appendere alle sue poesie. Conobbe troppa gente, tanto che sbagliò amici e sbagliò nemici.
Così, almeno, si limita a scrivere di lui un noto scrittore comunista uruguagio, giustamente rispettoso dell’arte ma troppo, assai troppo, rispettoso degli artisti.






