Wall Street
È il 1666 e gli inglesi, dopo lungo peregrinare, finalmente si sporgono a guardare: la bandiera è ben issata e ben esposta sull’isola di Manhattan. Ha il colore degli olandesi perché l’isola è olandese. Non è stata conquistata a cannonate ma pagata la bellezza di sessanta fiorini, finiti nelle mani degli indios Delaware, vecchi proprietari per diritto di nascita da generazioni.
Gli olandesi erano sbarcati sull’isola una cinquantina d’anni prima e quei sessanta fiorini erano serviti per comprare un fazzoletto di terra grande quanto una pelle di toro: avevano bisogno di quel fazzoletto per coltivarci verdure per le minestre serali altrimenti sarebbero morti di fame – dissero in seguito gli indios – e noi gliela vendemmo più per pietà che per soldi.
In seguito, nei decenni che seguirono, aggiunsero che avrebbero dovuto accorgersi in quel frangente della loro attitudine al furto.
Gli inglesi invece non pagano, sparano un po’ di cannonate sulla bandiera e sul fortino e si annettono l’isola.
Nuova Amsterdam, quella che era un immenso mercato di schiavi, certamente il più importante nell’emisfero nord, cambia nome e diventa New York; e la strada dalle alte mura costruite affinché negri meticci e schiavi non potessero scappare diventa Wall Street.







