Soldati
Indicano, forse incitano, incantano, solidarizzano, sempre accarezzando l’arma. Non ci sono fosse né cadaveri intorno e loro guardano la folla, tristemente; o forse vedono oltre, al di là di ciò che guardano.
Non ci sono due paesi contrapposti né confini da difendere né altri oltre loro stessi. E non ci sono matite, ora, né per disegnare i sogni della piazza né per disegnare i pensieri di chi siede sui carri armati.
Sembra che ci siano state strette di mano e abbracci, in qualche foto si vede qualcuno che gli mette tra le braccia un figlio ancora in fasce. Un giorno, forse, uno di quei soldati si siederà a terra e accarezzerà dolcemente la testa di un cane che gli dormirà sulle ginocchia, e troverà una matita e disegnerà la guerra che non non vuole uccidere e la guerra che uccide.
Forse, tra le spire di un’anaconda, si sta più al sicuro.






