Leggendo con attenzione
Raramente mi è capitato di “leggere” tanta lucidità in un articolo, oltretutto su un fatto tanto drammatico quanto comune e nel suo passato e nella sua attualità. In un sistema suddiviso in categorie si abbisogna di decostruire il discorso falsamente democratico che pretende di occuparsi dei settori e delle persone escluse, soprattutto in una società dove gli esclusi sono forzatamente inclusi nella maniera più degradante, più orribile e più vile. Bisogna dirlo, una volta e per tutte, che non esistono persone anormali. Bisogna dirlo, una volta e per tutte, che le etichette sono piccole celle con grosse sbarre dove ognuno viene definito in base alle sue incapacità. Respingere con impeto e furore questa barbarie delle categorie significa respingere con forza le selezioni intrinseche al capitalismo, quel “cadavere putrescente che qualcuno si ostina ancora a chiamare società!”
L’articolo è qui, e a mio parere vale la pena di leggerlo con attenzione, nonché di farlo girare.

credo che il sentimento di ribrezzo dettato da quello che abbiamo sentito da giovanardi sia comune a molti di noi…la persona che ha scritto l’articolo ha saputo esprimerlo bene per tutti
Nico
11 Novembre 2009 alle 01:27
Aspetta, Nico, lasciamo da parte per un attimo il ribrezzo. Abitualmente non mi indigno con persone da cui mi aspetto certi atti o certe frasi, semmai mi indigno con chi si indigna. In ogni caso le parole di un miserabile come Giovanardi mi scivolano sulla pelle come acqua distillata. Quello che non comprendo è l’assoluta assenza di analisi, la quale è divisa da un epiteto da una distanza misurabile in parsec.
un abbraccio
Ezio
11 Novembre 2009 alle 21:53
e questo è quanto ha scritto Erri De Luca, sempre in risposta al ministro.
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Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l´aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita. I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.
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Enrica
13 Novembre 2009 alle 13:47
Il blog di Valentina è un appuntamento giornaliero ;-) In ogni caso (come si evince anche dalle parole di De Luca), ad essere miserabile più del giovanardi di turno e di tutta la categoria cui appartiene è il sistema, “che ti costringe a vivere come dice lui e morire.”
buonavita
Ezio
13 Novembre 2009 alle 15:06