La strega
Alta, scura, magra, india, bella come la bellezza, capace di addensare le nuvole con una mano e scatenare o allontanare le tempeste col movimento della stessa. In un attimo poteva far venire genti da terre lontanissime e pure dalla morte. Claudia faceva nascere giardini nei deserti e ridava la verginità alle amanti più esperte. Quando nella sua casa si rifugiavano i ricercati lei li salvava tramutandoli in cani o gatti fino alla scomparsa degli inseguitori. Buon viso alla malasorte e buona chitarra alla fame, tanto da suonare in allegria e con la chitarra e col tamburello, fino a ridare parola ai muti, fino a resuscitare i morti. Faceva l’amore di notte, all’aperto, in campagna e sotto la pioggia con una sorta di demonio nero. Dopo volava. Poco prima di morire, a Potosì, quando ancora era in agonia, fece venire un gesuita e gli disse di tirare fuori da un cassetto un involucro di cera e di sfilare gli spilli che c’erano infilati. Così – disse – cinque preti che ho fatto ammalare guariranno. Il gesuita le offrì la misericordia e le chiese di confessarsi. Lei iniziò a ridere, e morì ridendo.
