Auspicando la sparizione di mano d’opera per la professione
Non si sta poi così male senza “piccì”.
Così, mentre aspetto notizie dall’assistenza (proprio durante le feste di fine anno doveva capitare…), le mie giornate ri-scoprono cose e tempi diversi da dedicargli: qualche lettura in più, qualche film in più, qualche cd con buona musica che spesso lascio indietro, qualche giro in moto un po’ più lungo del solito. Niente noia insomma.
Ora mi trovo ospite su un computer non mio, giusto per il tempo necessario a dare un’occhiata al blog e giusto per il tempo necessario a scrivere una poesia di Vivian Lamarque.
(Auspicando la sparizione di mano d’opera per la professione)
Se questo lavoro di datore di morte
Di accompagnatore di ultimi corridoi
Di sdraiatore su lettini
Di legatore di lacci
Di guardatore di orologi
Di schiacciatore di pulsanti
Se questi lavoratori di datori di morte
Che si alzano alle sette
E si lavano
E si vestono
E mangiano due uova
E accompagnano i figli a scuola
E poi vanno al lavoro di datori di morte
Se questi datori di morte
Entrati nel portone
Procedessero a gambero
E tornassero nella scuola dei figli per riprenderseli
E a casa per vomitare due uova
E svestirsi
E slavarsi
E coricarsi
E si addormentassero
Si addormentassero fino alle sette di ieri
Fino al risveglio di cambiare lavoro.
Non ti sapevo “ghostwriter”, e che le scrivessi tu le poesie di vivian lamarque! :-)
salud