Muhammad Alì
Alla nascita gli danno per nome Cassius Clay, ma lui sceglie Muhammad Alì. Gli dicono che è cristiano, ma lui sceglie di essere musulmano. Gli dicono di difendersi, di imparare a farlo tirando pugni feroci, velocemente. E lui, saltellando e tirando pugni velocemente, vince il titolo mondiale. Gli dicono che un bravo pugile deve imparare a lasciare l’ira sul ring, ma lui ripete che il ring si trova da un’altra parte: là dove un negro che vince combatte per i negri vinti, per i negri che ringhiando si disputano col cane la ciotola vuota. Gli dicono di parlare piano e con cautela: lui grida. Gli infami eletti gli controllano il telefono: lui urla nella cornetta. Quando lo costringono all’uniforme e a spalmare napalm sui vietnamiti lui se la toglie, urlando di non aver niente contro il Vietnam né contro i vietnamiti, ché questi non fanno niente di male né a lui né ad altri negri. Allora gli infami gli tolgono il titolo mondiale dei pesi massimi, gli proibiscono di salire ancora sul ring, lo condannano al carcere. Lui ringrazia, perché questi sono elogi alla sua dignità. È un uomo.
Leggendo con attenzione
Raramente mi è capitato di “leggere” tanta lucidità in un articolo, oltretutto su un fatto tanto drammatico quanto comune e nel suo passato e nella sua attualità. In un sistema suddiviso in categorie si abbisogna di decostruire il discorso falsamente democratico che pretende di occuparsi dei settori e delle persone escluse, soprattutto in una società dove gli esclusi sono forzatamente inclusi nella maniera più degradante, più orribile e più vile. Bisogna dirlo, una volta e per tutte, che non esistono persone anormali. Bisogna dirlo, una volta e per tutte, che le etichette sono piccole celle con grosse sbarre dove ognuno viene definito in base alle sue incapacità. Respingere con impeto e furore questa barbarie delle categorie significa respingere con forza le selezioni intrinseche al capitalismo, quel “cadavere putrescente che qualcuno si ostina ancora a chiamare società!”
L’articolo è qui, e a mio parere vale la pena di leggerlo con attenzione, nonché di farlo girare.
Strofe del mondo alla rovescia
Il mondo visto con gli occhi del lodevole (ignobile), nobile (meschino), onesto (scellerato), encomiabile (laido) sottosegretario alla presidenza del consiglio.
Strofe del mondo alla rovescia,
per chitarra accompagnata da un/a cantante
Han rovesciato il quadro
del mondo e delle colpe:
a caccia del cane la volpe
e dietro al giudice il ladro.
I piedi librati in aria
e la bocca di buon passo,
il fuoco che estingue l’acqua,
il cieco che di mestiere
insegna l’abecedario,
e i buoi portati a spasso
sul carro del carrettiere.
Lungo le rive di un uomo
un fiume sedentario
stava affilando il cavallo
e abbeverando il coltello.
(Bogotà 1811 autore anonimo)
La strega
Alta, scura, magra, india, bella come la bellezza, capace di addensare le nuvole con una mano e scatenare o allontanare le tempeste col movimento della stessa. In un attimo poteva far venire genti da terre lontanissime e pure dalla morte. Claudia faceva nascere giardini nei deserti e ridava la verginità alle amanti più esperte. Quando nella sua casa si rifugiavano i ricercati lei li salvava tramutandoli in cani o gatti fino alla scomparsa degli inseguitori. Buon viso alla malasorte e buona chitarra alla fame, tanto da suonare in allegria e con la chitarra e col tamburello, fino a ridare parola ai muti, fino a resuscitare i morti. Faceva l’amore di notte, all’aperto, in campagna e sotto la pioggia con una sorta di demonio nero. Dopo volava. Poco prima di morire, a Potosì, quando ancora era in agonia, fece venire un gesuita e gli disse di tirare fuori da un cassetto un involucro di cera e di sfilare gli spilli che c’erano infilati. Così – disse – cinque preti che ho fatto ammalare guariranno. Il gesuita le offrì la misericordia e le chiese di confessarsi. Lei iniziò a ridere, e morì ridendo.
Ignobili
Mentre i nostri parlamentari dimostrano di essere dei veri dilettanti nello svolgere il proprio lavoro e la corte europea assume su di sé la responsabilità di multe pari ad euro cinquecento per chiunque osi mettere in atto la sentenza sui crocifissi, qualcuno, nella pausa caffè tra un lavoro e l’altro, pensa di riaprire le carceri di Pianosa e l’Asinara. Evidentemente non basta un carcerato ammazzato ogni due giorni, ce ne vuole uno al giorno. Carceri e simboli a ripulire società e coscienze. Attualità antica, presente e futura.
La creazione secondo John D. Rockefeller
In principio feci la luce con la lampada al cherosene. E le tenebre, che si burlavano delle candele di sego o di grasso di balena, retrocedettero. E fu il mattino e fu la sera del primo giorno.
Il secondo giorno Dio mi mise alla prova e lasciò che il demonio mi tentasse offrendomi amici e amanti e altri sperperi.
E dissi: “Lasciate che il petrolio venga a me.” E fondai la Standard Oil. E vidi che ciò era buono e fu il mattino e fu la sera del terzo giorno.
Il quarto giorno seguii l’esempio di Dio. Come Lui minacciai e maledissi chi mi avesse negato obbedienza; e come Lui applicai l’estorsione e il castigo. Come Dio ha schiacciato i suoi nemici, così io polverizzai senza pietà i miei rivali di Pittsburg e Filadelfia. E a chi si pentì promisi perdono e pace eterna.
E posi fine al disordine dell’Universo. E dove c’era il caos creai organizzazione. E su scala mai conosciuta calcolai costi, imposi prezzi e conquistai mercati. E distribuii la forza di milioni di braccia perché mai più si sperperasse tempo, energia, o materia. E bandii il caso e la sorte dalla storia degli uomini. E nello spazio da me creato non riservai posto alcuno ai deboli e agli inetti. E fu il mattino e fu la sera del quinto giorno.
E per dare un nome alla mia opera coniai la parola trust. E vidi che ciò era buono. E verificai che il mondo girava intorno ai miei vigili occhi, e intanto fu il mattino e fu la sera del sesto giorno.
Il settimo giorno feci la carità. Contai il denaro che Dio mi aveva dato per aver continuato la Sua opera perfetta e donai ai poveri venticinque centesimi. E allora riposai.
(Eduardo Galeano)
Sono io, non sono voi
“Posso tollerare la forza brutale, ma la ragione brutale è intollerabile.”
(Oscar Wilde)
Da un paio di giorni è cominciata a circolare in internet una notizia che mi era arrivata ancor prima, per altre vie. La città è sì grande, ma la gente mormora lo stesso… Credo che dubbi su cosa realmente sia accaduto ne possano avere solo le celeberrime tre scimmiette, ma non è questo il punto. La violenza non faccio fatica a capirla, ad esempio quella che spinge Marv a vendicare Goldie, in Sin City, o quella di Jacques Mesrine in Nemico Pubblico. E non faccio fatica neppure a capire quella nelle strade. C’è la spinta dell’odio, dietro, o verso persone che t’hanno fatto del male o verso un sistema che ti mette un cappio al collo. C’è qualcosa che ti violenta, che ti entra dentro, nello stomaco, senza per questo venire da fuori. E pure se sei la persona più pacifica del mondo lei ti prende alla gola e ti costringe, e la usi fino all’estremo e ci pensi solo dopo.
Ma mi chiedo quanto può essere infame l’uomo capace di spezzare la schiena in due punti, di spaccare la mandibola, di far schizzare un occhio fuori dall’orbita, a un altro uomo che non conosce, che non gli ha fatto niente, di cui un’ora prima non sospettava nemmeno l’esistenza. E mi chiedo quanto può essere minorato colui che chiede alle istituzioni di far luce su un atto violento commesso dalle istituzioni.
Purgatorio
È il mio dolore che mi parla (come le voci in un manicomio o l’amico immaginario di un bambino) e mi rammenta che io sono reale e ancora umano. Ha un modo di arrivare giù dentro il mio stomaco e sradicare il veleno della contesa come si sradicherebbero vecchie erbacce che deturpano uno splendido giardino. Ma talvolta può tormentarmi con le memorie del mio passato proiettando la mia vita davanti agli occhi come su uno schermo gigante, ed io indosso occhiali tridimensionali. Poi ancora può farmi trasalire e infondere adrenalina nelle vene pompando la vita dentro e fuori dal cuore. Sì, il mio dolore può fare questo! Posso sentire il dolore perforante, come la luce nella notte, mai diventare contaminato e sempre Infinito. Vengo sottratto dal mio corpo e condotto a percepire il dolore delle epoche dal Vietnam alla rivolta dei Watts facendo esperienza dei morti che vogliono vivere e dei vivi che vogliono morire. Posso lealmente dire che io non sono un essere umano che sperimenta la spiritualità, ma uno spirito che sperimenta questa terribile tomba di carne che chiamiamo corpo? Perché mentre io resto qui e combatto per vivere in realtà sto combattendo per morire in ogni caso – giusto? Così, perché lottare o persino chiamare tutto questo lotta? Perché in una lotta tu speri di vincere, ma questa battaglia è già stata vinta, così dice il Creatore: “Egli assorbirà la morte nella vittoria ed asciugherà le lacrime da ogni volto.” ” Egli riscatterà la mia anima dal potere della tomba; perché Egli mi accoglierà”. Ma cosa è il dolore del braccio della morte? È paralizzato e vuoto? È niente e una cosa ferma come una bolla prigioniera in un cubo di ghiaccio in attesa che il tempo la disciolga e la estingua?
Ve lo dirò io com’è. È come sabbia mobile – una volta che ci sei, ci sei! Non lottare per uscire, perché quando lotti tu penetri solo più e più in profondità nell’abisso. Così davvero tutto ciò che puoi fare è sperare. Spera che qualcuno passi di lì e ti tiri fuori. Il mio dolore sta guardando questa clessidra e guarda la mia sabbia esaurirsi! Ma non c’è nessuno là a capovolgerla e cominciare di nuovo. Sono sicuro comunque di una cosa: qualcuno continua a capovolgere la clessidra del dolore, perché lei continua a versare, versare, versare e versare.
(Kennett Eugene Foster Jr)

